Viterbo – (g.f.) – “I dearsenificatori sono stati una scelta sciagurata, dettata dal panico”.
All’ex mattatoio a valle Faul il Pd convoca sindaci e rappresentanti del territorio per parlare della recente approvazione della legge regionale sull’acqua, argomento che nella Tuscia va a braccetto con l’arsenico.
Ancora emergenza in molte parti e il consigliere regionale Enrico Panunzi non ci gira troppo intorno: “La scelta degli impianti è stata sciagurata – osserva Panunzi – una spesa di trentasei milioni di euro in sei anni. Come si ammortizzano i costi? L’impressione è che si sia giocato con l’acqua, una decisione dettata dal panico”.
Meglio guardare avanti, agli effetti che produrrà il provvedimento legislativo regionale, primo passo verso la ripubblicizzazione del sistema idrico. “A un anno dal nostro insediamento – ricorda Panunzi – abbiamo approvato la legge. Nei termini previsti, altrimenti avremmo dovuto indire un referendum che sarebbe costato 27 milioni di euro, con il risultato che comunque poi sempre il consiglio regionale avrebbe dovuto deliberare in materia”.
Alla regione spettano alcune competenze, il resto è in mano allo stato. “Possiamo delineare gli ex Ato – precisa Panunzi – c’è stato un referendum nel 2011 per l’acqua pubblica, spetta al Parlamento dare seguito alla volontà popolare, seguito che ancora non c’è stato.
A suo tempo abbiamo fatto bene a individuare un soggetto unico per la gestione, adesso sarà più semplice passare da una società di capitali a consorzi o altre forme”.
Entro sei mesi dall’entrata in vigore, vanno ridefiniti i bacini d’ambito. “Evitando di disegnarne deboli – osserva Panunzi – come il nostro”.
La legge approvata definisce l’acqua bene comune e istituisce un fondo regionale per la ripubblicizzazione, finanziato con sessanta milioni di euro, di cui beneficeranno i comuni costituiti in consorzi o aziende speciali per la gestione del servizio idrico integrato.
All’incontro, oltre a Panunzi, anche il segretario provinciale Pd Andrea Egidi, Lina Novelli, Paolo Piciucchi di Talete e il parlamentare Alessandro Mazzoli.
“La legge regionale approvata – ricorda Mazzoli – aiuterà il percorso nazionale.
Il 20 marzo è stata depositata in Parlamento una proposta di legge sulla gestione pubblica del servizio pubblico integrato e ripubblicizzazione del servizio stesso”.
Va corretto il tiro, rispetto agli ultimi venti anni. “Gli investimenti sono stati limitati – precisa Mazzoli – rispetto alle previsioni dei piani d’ambito, l’efficienza della rete non è migliorata e c’è stato un incremento delle tariffe che ha generato diffidenza nei cittadini.
Al tempo stesso non si sono visti gli investimenti privati previsti e al pubblico, agli enti locali, sono state sottratte risorse”.
Oggi i comuni vanno rimessi al centro. “I principi della proposta di legge depositata – anticipa Mazzoli – prevedono che l’acqua sia risorsa pubblica e non mercificabile, il cui uso sia finalizzato al risparmio e al rinnovo delle risorse”.
Nel suo intervento, Paolo Piciucchi, invece, ha evidenziato la non facile situazione in cui si trova Talete, con una tariffa che non copre tutti i costi, la regione che ha chiuso i rubinetti, una morosità che è difficile da gestire e un elevato indebitamento.
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