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Lettere - Scrive Francesco Chiucchiurlotto

La posizione della Regione sul sistema idrico integrato fa acqua…

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Francesco Chiucchiurlotto

Francesco Chiucchiurlotto 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo –  La posizione della Regione sul sistema idrico integrato fa acqua da tutte le parti.

Come è noto, la competenza normativa statale e di conseguenza, quella delegata alle Regioni nel settore idrico, trova il suo fondamento unicamente in ragione della tutela del principio comunitario della concorrenza, del tutto estranee, quindi, a quelle di carattere ordinamentale e di merito della materia.

Il comma 186-bis dell’art. 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191 come introdotto dall’art. 1, comma 1-quinquies, d.l. 25 gennaio 2010, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 marzo 2010, n. 42 (siamo la Patria del diritto non a caso) prevedeva, decorso un anno dalla data di entrata in vigore della legge stessa:

la soppressione delle AATO;

l’attribuzione alle Regioni del potere legislativo di individuare il soggetto cui rimettere le le funzioni già attribuite alle AATO;

la nullità degli atti eventualmente adottati dalle AATO dopo la scadenza del termine.

La norma vincola le Regioni, nell’esercizio di tale potestà legislativa, al rispetto dei precetti costituzionali di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.

Va subito detto che la norma introdotta dall’art. 186-bis opera una vera e propria “rottura” del rapporto con la competenza statale. Infatti, la norma in questione è del tutto estranea alla materia della tutela della concorrenza, che legittimava la competenza legislativa sulle norme abrogate e sulle materie soggette a nuova disciplina.

Il referendum abrogativo approvato di slancio sulla remunerazione del capitale privato investito nel settore idrico integrato, ha dato un segno preciso nella direzione della ripublicizzazione dell’acqua.

E’ depositata in tal senso una proposta di legge di iniziativa popolare presso la presidenza del consiglio regionale del Lazio, in certe parti debole, ma a quanto pare è stata liquidata sommariamente con un parere negativo del Consiglio delle autonomie locali.

Entro qualche settimana la Giunta Zingaretti dovrà legiferare su linee d’indirizzo già approvate, che prevedono un ATO unico (leggi ACEA), un Ente d’Ambito di governo regionale, una funzione meramente consultiva (pareri obbligatori ma non vincolanti) da parte dei Comuni.

Il tutto, non solo senza che una discussione coinvolga i Comuni o almeno le loro Associazioni, ma senza che una doverosa informazione arrivi alle istituzioni interessate, ai media, ai cittadini.

Non entro ora nel merito degli indirizzi e delle disposizioni in itinere, ma nel metodo: non doveva cambiare tutto con la nuova Giunta Regionale??

E’ pensabile che i Comuni, titolari di funzioni proprie e fondamentali in materia di igiene urbana, nonchè proprietari delle reti di acquedotto, di fognatura e depurazione delle acque non possano decidere sullo sviluppo strategico, sulle tariffe e sulla gestione delle reti e dei cicli integrati di gestione in materia di acqua?

E’ comprensibile, giustificabile, accettabile, che in un Paese in cui la proprietà è sacra, solo la proprietà dei Comuni non valga nulla?

E’ coerente infine con le posizioni politiche e con il programma elettorale della Nuova Regione una tale impostazione normativa e soprattutto un tale metodo di trattazione di un argomento che solo retoricamente è definito essenziale, vitale, fondamentale ecc. come l’acqua?

Bah!!!

Francesco Chiucchiurlotto


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15 marzo, 2014

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