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Acquapendente - Ieri, ai funerali nel Duomo, una folla di gente ha dato l'addio a Serafinelli, il centauro morto nell'incidente di domenica

“Gilberto è vivo e vive una vita più vera”

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Gilberto Serafinelli

Gilberto Serafinelli 

La bara di Gilberto

La bara di Gilberto

I funerali di Gilberto Serafinelli

I funerali di Gilberto Serafinelli

I funerali di Gilberto Serafinelli

I funerali di Gilberto Serafinelli

I funerali di Gilberto Serafinelli

I funerali di Gilberto Serafinelli

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I funerali di Gilberto Serafinelli

I funerali di Gilberto Serafinelli

La moglie e i figli Giordano e Anna

La moglie e i figli Giordano e Anna

Il duomo di Acquapendente

Il duomo di Acquapendente

Il corteo accompagna la bara di Gilberto

Il corteo accompagna la bara di Gilberto

Acquapendente – “Solo la morte ci rende impiegati a tempo indeterminato ed eterni” (fotocronaca).

Un’omelia semplice ma intensa, quella di don Enrico per ricordare Gilberto Serafinelli, il centauro 66anne morto in un incidente poco dopo le 11 di domenica. Un tragico schianto contro un palo a bordo della sua moto che gli è costato la vita.

Ieri, alle 15, si sono svolti i funerali al Duomo di Acquapendente. In tanti hanno voluto salutare Gilberto ricordato da tutti per aver dedicato la sua vita alla famiglia, al lavoro e al calcio. I banchi erano affollati e i fiori riempivano la chiesa, sia fuori che dentro.

Ai piedi dell’altare, la bara di Gilberto era coperta di rose bianche accanto alle quali era appoggiata la sua foto. Un’immagine che lo ritrae sorridente con gli occhiali. Di lui parla don Enrico che, nell’omelia, usa parole di speranza.

“Con tanto affetto e sincera amicizia – ha detto – ci siamo stretti attorno ai famigliari di Gilberto. A questo affetto e a questa amicizia vogliamo unire la nostra preghiera. Una preghiera grata per il dono della vita e sincera perché nasce da un cuore capace di amare, soffrire, gioire. Un cuore vero. Un cuore umano“.

Più volte don Enrico ha incoraggiato parenti e amici. “Oggi abbiamo bisogno di cuori che sappiano piangere, ricordando che il pianto del cristiano non è mai un pianto di disperazione, ma di speranza. Con la sua resurrezione, infatti, Cristo ha illuminato il buio della notte. Il Signore ha sofferto ed è morto perché ognuno di noi potesse vivere e farlo in eterno in quel regno stupendo e meraviglioso che è il paradiso. La morte, dunque, non ci deve mettere paura. Tutti abbiamo il dono della fede e dobbiamo essere pronti, perché, ci piaccia o meno, la morte è una compagna di viaggio dal momento in cui apriamo gli occhi. Non è davanti o dietro a noi, ma ci cammina accanto. Non dimentichiamolo”.

Il parroco ha poi sottolineato la precarietà della vita. “La morte è sempre presente alla vita e sopraggiunge quando vuole lei. Noi non sappiamo quando e come. La vita va oltre e non è un segmento finito, ma una semiretta che tende all’infinito e all’eternità. La morte è il passo necessario per incontrare la vita. La fede della moglie di Gilberto e dei figli Anna e Giordano. Siamo qui, attorno a questa bara, non per piangere chi è morto, ma per salutare Gilberto che è vivo e vive una vita più vera di questa che invece è precaria e ci può essere tolta in qualsiasi momento”.

Un passaggio, quello sulla terra, che anticipa la vita eterna. “Finché viviamo – conclude don Enrico -, camminiamo su un filo di seta. Solo la morte ci rende impiegati a tempo indeterminato perché ci regala l’eternità. E’ quella vita che dobbiamo tendere. Piangiamo pure la perdita di una persona cara e di un caro amico. Così deve essere, ma ricordiamo che il pianto del cristiano è il pianto della speranza. Cristo ha sofferto ed è risorto per cui la sua tomba è vuota. Anche Gilberto risorgerà e la sua tomba sarà vuota”.

Fuori dalla chiesa, alla fine della messa, un lungo corteo, preceduto da quattro ragazzi con in mano dei cuscini di fiori e dalla moglie del 66enne sostenuta dai figli, ha accompagnato Gilberto nel suo  ultimo viaggio.

 


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12 marzo, 2014

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