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Economia - David Ranucci festeggia 15 anni del suo ristorante a base di cucina romana Giulio Pane e ojo che spopola al Nord e ha successo anche oltreoceano

Un viterbese conquista Milano e finisce su Vanity

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L'articolo di Vanity fair dedicato a David Ranucci

L’articolo di Vanity fair dedicato a David Ranucci

David Ranucci

David Ranucci

Milano – Un viterbese conquista Milano e finisce su Vanity.

Un viterbese a Milano si direbbe storpiando il noto film “Un americano a Roma” diretto da Steno e interpretato da Alberto Sorsi. In questa storia, però, il protagonista si chiama David Ranucci, nato a Viterbo e cresciuto a Roma. Dalla Tuscia si è trasferito a Milano conquistando la capitale del Nord e affermandosi come chef di cucina romana.

Un successo che gli ha fatto guadagnare anche uno spazio su Vanityfair che dedica un articolo allo chef nella sezione Food del sito online.

“La cucina – dice Ranucci nell’articolo raccontando l’inizio della sua avventura – è stata la risposta più semplice: la mia famiglia aveva un locale che si chiamava Pozzocupo, a Montefiascone, e poi una fraschetta, dove bevevi il vino prodotto in casa, mangiavi quello che c’era e anche gli avventori capitava che portavano qualcosa, tipo un po’ di porchetta”.

 

Ranucci è rimasto legato alle sue origini. Un modello che ha esportato al nord.  “Erano una cucina e un modo di stare insieme molto semplici – si legge ancora -. In un posto magnifico, ma che nessuno conosce, l’Alto Lazio, dove c’è una città straordinaria come Viterbo, campagne intatte, tre laghi meravigliosi, il mare. 
Così è nato Giulio Pane e Ojo, l’osteria romana più famosa fuori Roma, in via Muratori 10 a Milano che mercoledì 19 marzo festeggia 15 anni di servizio durante i quali ha reso felici a suon di cacio e pepe oltre un milione di persone e ha servito 100mila chili di pasta”.

Il nome dell’osteria viene dal nonno di David. Dal locale di soli 28 posti a Milano, Ranucci, ora, ha altri due ristoranti e  70 dipendenti. “A New York – racconta nell’articolo di Vanity – ne abbiamo 10 e presto apriremo a Miami. Ma l’idea è rimasta quella con cui sono partito. Fare l’oste e tramandare i profumi e i sapori, che sentivo quando mi svegliavo la mattina in campagna. Tipicamente? Caffè e sugo, perché il cibo si preparava prima di andare a lavorare… “.

Tradizione e legame ai valori semplici sono i pilastri della sua cucina. “A questo punto per far bene da mangiare basta poco – si legge -: basta mettere insieme i nostri profumi, le stagioni, le tradizioni. Mia madre, oggi al telefono, mi ha detto che appena arrivo a Viterbo, mi fa le frittelle di San Giuseppe. Non le farebbe in un altro momento dell’anno… Perché ogni tempo ha la sua ricetta. Io da Giulio sono quindici anni che scelgo un menù stagionale che ripropone sempre gli stessi piatti, seguendo un calendario tradizionale di ricette.

I miei chef mi mal sopportano, vorrebbero un po’ di creatività forse, ma la tradizione culinaria romana ha selezionato i migliori piatti durante i secoli, dalle sue province, dalla Sabina, dall’Alto Lazio, dall’Agropontino, con l’apporto della cucina giudea, quella del Ghetto, e di quella di migliaia di pellegrini in viaggio verso Roma, che portavano in città le loro tradizoni. E io? No, non devo inventare molto, anzi, devo arrivare alla sintesi perfetta delle ricette tradizionali, ricercarla, mantenerla. L’importante, quello che fa la differenza, è il prodotto, che noi ricerchiamo di qualità alta con ossessione. Per esempio, il pecorino, quello romano, lo fa ormani solo un produttore che si chiama Sini e sta a Nepi”.

Oltre all’Italia, Ranucci è molto conosciuto anche oltreoceano. “C’è Giulio, dove lavora mia figlia Claudia – continua l’articolo -, A Casa mia con mio figlio Matteo e poi Abbottega dove c’è mio nipote Marco (e dove si vendono i prodotti). Questo a Milano. Poi a New York c’è mio cognato Matteo che gestisce Abbottega, al Village, con l’idea vera della bottega. E poi Miami dove aprirò a settembre perché c’è una comunità grandissima di italiani e anche la comunità sudamericana e statunitense che ama i nostri piatti. Sarà un successo”.

Tra i suoi ingredienti non mancherà mai la passione. “Giulio Pane e Ojo – dice a conclusione dell’articolo – è un posto tranquillo, con un ambiente sano e dove mangi piatti normali, che al giorno d’oggi è la cosa più difficile. I nostri ragazzi sono bravissimi… A Milano vengo spesso e quando arrivo faccio l’americano e un po’ di cinema. Faccio il roll play, metto i camerieri a fare i clienti e io racconto i piatti. Le cose vanno sempre fatte con passione, no?”.

 


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18 marzo, 2014

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