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Viterbo - Infiltrazioni d'acqua - Sopralluogo di Procura e Soprintendenza all'edificio di via San Pietro

Una macchia scura su Palazzo dell’Abate

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Il Palazzo dell'Abate di san Martino; in alto a destra l'infiltrazione d'acqua

Il Palazzo dell’Abate di san Martino; in alto a destra l’infiltrazione d’acqua

Viterbo – Continuano i sopralluoghi degli inquirenti di via Falcone e Borsellino nei palazzi storici della città.

La scorsa settimana è toccata a Palazzo dell’Abate di San Martino. Gli investigatori della Procura di Viterbo sono entrati per una verifica insieme al personale della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici.

A insospettirli, una macchia scura ben visibile sulla facciata dell’antico palazzo in via San Pietro. Un’infiltrazione d’acqua che è l’ennesimo sintomo di un degrado diffuso che corrode il patrimonio cittadino.

La macchia è appena sotto il tetto. Abbastanza ampia da minare la stessa copertura del palazzo.

Il complesso era una vecchia fortificazione per difendere la città. Ai primi del Novecento diventa ospizio e orfanotrofio. Oggi è sede di alcune associazioni. Nel 2011, la giunta Marini celebrava con una cerimonia ufficiale la riconsegna dei locali alla città. “Il nostro intento è recuperare l’intero complesso – dichiarava l’ex sindaco -. Il tutto attraverso interventi pubblici, o, perché no, anche privati. Indipendentemente dalla natura dei fondi necessari è necessario procedere al recupero”.

Da allora il cortile di Palazzo dell’Abate ha visto sfilare decine di personaggi per Caffeina, tra cui anche il presidente del Senato Pietro Grasso. Ma la cultura non ha salvato dal degrado il giardino fiabesco che fu di donna Olimpia Pamphilij. L’infiltrazione dal tetto del palazzo, presente almeno dal 2009, si è allargata vistosamente sulla facciata.

Nello stesso giorno, gli investigatori hanno fatto visita anche al monastero di Santa Rosa. Un altro edificio-simbolo della storia della città abbandonato a se stesso. Anche qui niente fondi per la manutenzione. E oltre alle infiltrazioni, c’è il tetto da mettere in sicurezza e gli affreschi all’interno del convento, che rischiano di finire in malora.


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1 marzo, 2014

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