Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Con la presente voglio condividere la mia personale esperienza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle.
Lo scorso 23 aprile, avendo avuto un infortunio sul lavoro, e riportando ferite di modesta entità su varie parti del corpo, ma comunque sanguinanti, mi sono rivolto al pronto soccorso alle 17,20 circa e una volta fatta la procedura di check in mi è stato riferito che sarei stato il terzo ad essere visitato.
Entrato nella sala di attesa mi accorgo che vi erano una decina di persone, le quali cominciavano a borbottare e a lamentarsi perché erano lì dall’ora di pranzo.
Verso le 19 ho cominciato a preoccuparmi visto che i dolori aumentavano e la gente nella sala di attesa non diminuiva; ad un certo punto vedo passare un signore sulla sessantina che zoppicando, urlando e ingiuriando l’unico infermiere presente all’accettazione del pronto soccorso, se n’è andato via rinunciando ad essere curato.
Alle 21, dopo quattro ore non avendo più le forze neanche per stare seduto, tra le urla e le proteste dei vari compagni di disavventura per la lunga attesa, mi sono alzato e zoppicando senza una scarpa e con le ferite ancora sanguinanti me ne sono andato anche io rinunciando alle cure.
Per fortuna mi hanno accompagnato all’ospedale di Orvieto dove in non più di 10 minuti dal mio arrivo sono stato visitato e medicato.
Non voglio, con il mio scritto, prendermela con il personale sanitario, ma come è possibile stare quattro ore lì in un angolo senza che nessuno ti porti almeno una garza per tamponare il sangue, che ti dica quanto ancora c’è da aspettare, che si prenda cura di te.
Non credo sia possibile gestire un pronto soccorso così, neanche in un ospedale del Bangladesh trattano i propri clienti in questo modo. Mi auguro solo di non avere bisogno in futuro di cure più importanti, altrimenti sono rovinato.
Giorgio Ugolini
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