Civita Castellana – (s.m.) – Una caduta da almeno tre metri e mezzo d’altezza e il cuore di Raffaele Frelli si ferma per sempre a 62 anni, mentre lavora in un cantiere.
Così muore l’operaio, che lascia la moglie e due figlie. E’ il 9 gennaio 2009.
Frelli sta rimuovendo delle lastre di cemento amianto dal tetto di un capannone. Il cantiere è a Civita Castellana, in località Quartaccio. Manovra dal basso un braccio meccanico con un radiocomando. E’ un mistero perché, a un certo punto, decida di salire su una scala o, forse, su una tettoia in alto.
Nessuno lo vede cadere. I colleghi sentono il boato: Frelli è a terra, ancora vivo. Morirà sotto i ferri al Gemelli, dopo i disperati e purtroppo inutili tentativi dei medici di salvargli la vita. L’autopsia dirà comunque con certezza che la causa della morte è una caduta dall’alto, nonostante la totale assenza di testimoni e le difficoltà di individuare la dinamica.
“Si possono fare solo ipotesi”, ha spiegato ieri al processo l’ingegner Paolo Bacchiarri, incaricato dal tribunale di ricostruire l’incidente costato la vita all’operaio. Alla sbarra per omicidio colposo è finito F.P., titolare della ditta per cui Frelli lavorava. Ma, secondo la difesa, c’è da discutere sulle effettive ed esclusive responsabilità dell’imputato per la sicurezza in cantiere e la vigilanza sull’uso delle attrezzature. Così come non è certo il luogo da cui l’operaio è caduto.
Il consulente di parte civile ritiene che l’operaio fosse su quella specie di scala cimiteriale trovata nel cantiere. L’ingegner Bacchiarri non può escluderlo né confermarlo.
Un collega dell’operaio ha ipotizzato che Frelli è salito per sbloccare il braccio meccanico, che potrebbe essersi azionato, averlo colpito e fatto cadere. Ma, a una verifica tecnica, è risultato che il macchinario funzionava benissimo.
La moglie e le due figlie dell’operaio si sono costituite parte civile tramite l’avvocato Valeria Pinna. Per la morte del loro caro, chiedono un milione di euro.
Il processo continua a ottobre.
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