Viterbo – “Il rispetto delle istituzioni e della vita umana sono valori essenziali per tutti gli uomini in generale, ma soprattutto per chi, come la polizia, rappresenta ai massimi livelli la sicurezza e lo Stato.
Inqualificabile l’applauso ai quattro agenti di polizia condannati per aver colposamente cagionato la morte, nel 2005, del giovane Federico Aldrovandi, durante un controllo.
Una standing ovation fuori luogo, un gesto assolutamente sbagliato quello avvenuto martedì pomeriggio durante il congresso nazionale del Sap (Sindacato autonomo di polizia) che raccoglie anche la nostra ferma condanna”.
Deciso l’intervento del segretario provinciale del Silp Cgil di Viterbo, Antonio Mancini, che a nome della categoria sindacale esprime “sdegno e distanza per un gesto che è anche e soprattutto un oltraggio alla categoria.
Siamo per la difesa del lavoratore della polizia di Stato, ma non per questo possiamo far passare il concetto di essere i primi a non rispettare le leggi così come le condanne passate in giudicato, esponendoci peraltro a ovvie strumentalizzazioni. Il nostro compito, eventualmente, è quello di spiegare la loro inintenzionalità; impensabile osannarli come eroi davanti alla perdita di una vita umana”.
L’ispettore si unisce infatti alle parole del segretario generale Daniele Tissone che ha ricordato che “le sentenze definitive vanno rispettate. L’etica e il ruolo di chi veste una divisa non ammettono simili episodi che nulla hanno a che vedere con la nostra cultura”.
Le parole di Mancini si aggiungono alla già lunga schiera di interventi di disappunto per quanto accaduto a Rimini, quali quelli del presidente del Consiglio Matteo Renzi che ha parlato di una “Vicenda indegna” porgendo al telefono le scuse alla madre del ragazzo morto.
Dichiarazioni dure anche da parte del ministro dell’Interno Angelino Alfano che ha stigmatizzato l’episodio come un “gesto gravissimo”, ed ha pure revocato un incontro previsto con il Sap al Viminale. Al congresso del Sap hanno partecipato tre dei quattro agenti, Paolo Forlani, Luca Pollastri ed Enzo Pontani.
Non c’era l’unica donna coinvolta, Monica Segatto. Tutti e quattro sono stati condannati a tre anni e mezzo per omicidio colposo per quanto avvenne la notte del 25 settembre 2005 a Ferrara, quando un banale controllo di polizia sul giovane Aldrovandi che rientrava da una serata a Bologna si concluse con la morte di quest’ultimo.
Nel 2012 la Corte di Cassazione ha confermato le condanne. Tre anni erano coperti dall’indulto ma gli agenti hanno scontato in carcere parte dei sei mesi residui, come raramente accade a condannati fino a quel momento incensurati, e per questo hanno trovato un’ampia solidarietà nella categoria.
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