Viterbo – Avrebbe offerto a un minorenne dai trenta ai cento euro per prestazioni sessuali. Se rifiutava, lo costringeva con la minaccia di non pagargli lo stipendio.
Di questo è accusato A.B., 59enne viterbese, titolare di uno studio grafico, oggi chiuso. Su di lui pende una richiesta di rinvio a giudizio della procura di Roma per estorsione e sfruttamento della prostituzione minorile.
A denunciarlo era stato l’addetto alle pulizie dello studio grafico. Il giovane, oggi 26enne, aveva dieci anni di meno quando avrebbe iniziato a ricevere le prime offerte di soldi in cambio di sesso. Rapporti orali e completi per 30, 50 o 100 euro, a seconda della prestazione fornita dal 16enne. Nel prezzo, sarebbero rientrati anche carezze e giochi erotici. Mentre l’accusa di estorsione è riferita alle presunte minacce di non pagarlo, se non si fosse prestato al ricatto sessuale.
La denuncia è stata sporta nel 2011: sette anni dopo i primi episodi raccontati dal ragazzo. Un ritardo che sarà sicuramente usato dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Samuele De Santis, per insinuare dubbi sulla solidità del quadro accusatorio.
Inizialmente, sarebbero stati due i giovani che accusavano A.B. di prostituzione minorile. Ma l’accusa ha ritenuto di chiedere il rinvio a giudizio dell’indagato solo per i racconti del 16enne, identificato come unica parte offesa della vicenda.
Una vicenda agghiacciante e anomala, per la provincia di Viterbo. L’unico precedente recente sono le due baby prostitute di 15 e 16 anni portate dalla Romania in Italia con la scusa di un lavoro e poi vendute, violentate e costrette a vendersi negli alloggi tra San Pellegrino e via Cattaneo. In quel caso, solo la cornice era viterbese. Quasi tutti gli indagati erano stranieri e per loro sono fioccate condanne pesanti in primo grado. Stavolta, invece, i protagonisti della vicenda sono viterbesi, così come l’indagine.
Il fascicolo, aperto dalla procura di Viterbo, nella persona del pm Renzo Petroselli, è poi passato per competenza alla Direzione distrettuale antimafia di Roma per ulteriori indagini. Il pm Silvia Santucci ha chiesto il rinvio a giudizio di A.B.. Il 19 giugno si aprirà l’udienza preliminare.
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