Viterbo – Egregio direttore,
le scrivo per farle i complimenti per come ha sostenuto l’iniziativa per la riscoperta della villa di Madonna Cornelia e per quanto espone sull’assenza di politiche culturali per la città.
Le rivolgo i miei ringraziamenti, da semplice cittadina, per aver portato all’attenzione pubblica questo tema, perché, come forse tanti altri, anche io penso che il futuro di questa città non può essere altro che cultura e turismo.
Sono loro le uniche vere risorse di Viterbo, la sua “industria”.
Voglio augurarmi che questa non sia un’iniziativa isolata.
Voi siete giornalisti, fate comunicazione, vi leggono tutti a Viterbo e provincia, e potreste essere utili per fare tante proposte come questa, per unificare tutti coloro che vogliono un futuro che non sia fatto di incuria e abbandono.
La saluto con un breve elenco di beni culturali di grande pregio ma purtroppo chiusi al pubblico o non valorizzati come dovrebbero essere:
– chiostro della Santissima Trinità, splendido esempio di architettura rinascimentale;
– basilica di Santa Maria della Quercia gioiello rinascimentale aperto ma fuori da ogni giro turistico;
– oltre dieci torri e nessuna di esse visitabile;
– oltre dieci fontane e nessuna che sia pulita o in cui l’acqua fluisca bene, anzi piene di perdite;
– chiesa di Santa Maria Nuova aperta e visitabile ma assediata dalle automobili in sosta e con l’affresco del Pastura che va in malora e che vi segnalai;
– chiesa del Gonfalone splendida di pitture barocche ma aperta solo occasionalmente;
– palazzo Farnese vicino il duomo, altro gioiello che va in malora;
– castello di Monte Calvello con il cosiddetto paesaggio di Balthus, area di Ferento aperta solo una volta al mese e grazie all’università.
Grazie ancora.
Chiara Martiri
Egregia signora,
l’elenco che lei fa potrebbe continuare con luoghi ancora più significativi. Ma temo sarebbe inutile.
Voglio solo rassicurarla che questa della villa di madonna Cornelia non sarà l’ultima iniziativa. E le ricordo che non è la prima. Basti ricordare la campagna dell’altro anno per liberare le fontane monumentali dalle auto e per una razionale chiusura del centro. Campagna che solo ora sembra avere qualche pallido risultato.
La sensazione, lo dico senza nessuna acredine, è che le amministrazioni pubbliche (comune, provincia, regione, stato, sovrintendenza) non solo sono disinteressate alla salvaguardia dei nostri beni artistici e culturali, ma quando sono interessati fanno troppo spesso solo danni.
Quando intervengono lo fanno in modo maldestro, senza nessuna competenza, senza nessuna capacità di comunicazione.
Per capirci. Costoro hanno per le mani la città degli Etruschi, la città del medioevo, la città dei papi, la città barocca, la città delle torri e della fontane, la città di Fellini, la città di Pasolini… Solo per dire di alcuni brand di livello mondiale, che mi vengono in mente, e su cosa puntano? Sul festival delle luci fatto con le diapositive. Incredibile.
Non puntano sulle radici e su ciò che ci rende unici. Si punta su una fesseria riproducibile con più risorse e con più maestria in una qualsiasi città del mondo. Si punta sull’effimero. Fatto pure male, per giunta. Si punta sul nulla nullificante.
Lo dico con rammarico. Consapevole che come giornale possiamo solo indicare quali sono i problemi.
Mi sto convincendo che solo i privati possono mettere riparo a questa situazione. Per questo daremo vita ad iniziative autonome, senza prevedere interventi pubblici.
Insomma: stiamo elaborando altre iniziative, stiamo elaborando reti tra coloro che sono interessati a queste questioni. Proprio come lei auspica.
Questo nella consapevolezza che possiamo contare su un organo di stampa che potrà sopportarle. E su molti cervelli che con noi collaborano.
Carlo Galeotti
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