Viterbo – (e.c.) – Viterbo. Cultura. Valorizzazione. Turismo.
Parole che dovrebbero rappresentare un insieme, ma che in realtà da tempo (troppo) restano separate. E la Tuscia, un luogo che sempre più spesso trova difficile decollare.
Eppure di tesori ce ne sono, e molti. Cosa fare allora?
Una proposta arriva direttamente dalla Regione, dal capogruppo di Per il lazio, Riccardo Valentini che ne ha parlato l’8 maggio a Viterbo presso l’incubatore iCult in occasione della presentazione del “Libro delle passeggiate” di Antonello Ricci (Davide Ghaleb Editore), moderata dal direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti (fotogallery).
“Mi piace pensare che Viterbo stia crescendo – spiega Valentini -. Scoperte come la Piramide etrusca o Villa Cornelia hanno visto una grande partecipazione dei cittadini. Potremmo dare un contributo creando un’anagrafe dei luoghi storici e dei beni culturali che si trovano al di fuori delle mura di Viterbo”.
Il fine è quello di recuperare, promuovere e valorizzare le ricchezze del territorio, dei beni che potrebbero contribuire molto allo sviluppo economico.
Ma non basta.
“Ci siamo inventati il concetto di narratore di comunità, che non è solo un gran conoscitore della storia dei territori, ma è una persona, come Antonello Ricci, che ci fa conoscere la vita, ciò che pulsa e i personaggi che ruotano intorno a questi luoghi. Cose che non trovi nelle normali guide turistiche”.
Per questo sarà lanciato un master per Narratore di comunità.
“L’idea è quella di creare un albo del narratore di comunità e riconoscerlo come una vera e propria qualifica”.
Ed è in questo contesto che le passeggiate di Antonello Ricci attraverso i tesori della Tuscia, come la Piramide etrusca o Villa Cornelia, sono importanti. Perché il tesoro non è valorizzato se non esiste la narrazione, la conoscenza della storia e di tutto ciò che sta intorno.
“Grazie alle passeggiate – spiega Ricci – abbiamo narrato e visitato luoghi che non si trovano sulle classiche guide turistiche. Per questo serve anche una narrazione.
Il master – continua – formerà delle persone che siano orecchie in grado di parlare. Credo che la cultura debba produrre ricchezza. E noi abbiamo diseducato i viterbesi a pensare che la cultura possa produrre ricchezza”.
Non serve solo l’anagrafe, però. Bisogna trovare un punto di partenza concreto.
“La regione – afferma Valentini – deve andare a finanziare, ma deve anche semplificare per permettere, specialmente ai più giovani, di fare qualcosa. Ad esempio la Tuscia potrebbe scommettere sulle sue grandi vie, l’Amerina, la Clodia, la Francigena. Bisognerebbe riaprire il teatro dell’Unione e renderlo la casa della cultura h24. E aprire un portale internet per il turismo da consultare, perché qui non esiste”.
E gli etruschi. Una ricchezza grandissima, un tesoro invidiato da tutto il mondo che rimane in un angolo a fare la muffa.
Presenti all’incontro tra gli altri gli assessori comunali Antonio Delli Iaconi, Giacomo Barelli, Raffaela Saraconi. Ha aperto i lavori il responsabile dell’Incubatore, Giulio Curti.
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