Viterbo – (f.b.) – E’ una vittoria da incorniciare. E’ una vittoria da festeggiare. E’ una vittoria talmente di gruppo che non si sa a chi dedicarla (fotogallery 1 – fotogallery 2 – video).
Alla famiglia Camilli, che ha fatto rinascere dalle ceneri una società morta e sepolta. Ai tifosi che mai hanno abbandonato la squadra anche nei suoi momenti più bui. Alla città di Viterbo che, come lo stesso presidente ha detto a fine partita, “ha fame di calcio”.
E poi a Giosuel, il giovanissimo ultras scomparso pochi mesi fa in un terribile incidente stradale. A tutti i giocatori che hanno indossato la maglia della Viterbese quest’anno. Al suo allenatore attuale, Attilio Gregori, ma anche a quello precedente, Claudio Solimina.
Oggi pomeriggio, subito dopo il triplice fischio dell’arbitro Angolari che ha chiuso l’ultima partita in casa della Viterbese contro il Civitavecchia, il Rocchi è esploso. L’emozione, incontenibile tanto per i giocatori in campo quanto per i tifosi sugli spalti, ha preso il sopravvento ed è dilagata sul rettangolo verde di via della Palazzina.
Impossibile restare fermi a guardare. Non ci riesce nemmeno Piero Camilli, che salta come un bambino dalla sedia della tribuna, infiammato dai cori di tutto lo stadio. Non ci riesce, ovviamente, nemmeno suo figlio Vincenzo, lanciato letteralmente in aria da un mare di tifosi e di giocatori.
Lo spumante scorre a fiumi e le maglie dei Gialloblù volano in aria. Ma in campo non ci sono solo gli adulti.
Perché mentre dalle cronache nazionali emerge un calcio pericoloso che semina panico e violenza, lo stadio Rocchi oggi è la fotografia più bella che lo sport possa dare al mondo. Tantissimi bambini sorridenti vestono maglie gialloblù più grandi di loro, Vegnaduzzo e Giannone (solo per citarne due) si lasciano fotografare con mogli e figli al seguito insieme ai dirigenti, ai compagni di squadra e ai tecnici dello staff.
Descrivere l’emozione non è facile per nessuno. Ci prova il presidente Vincenzo Camilli che in poche frasi tenta di riassumere una vittoria esemplare e memorabile.
“Sono felice – dichiara mentre intorno a lui continua la festa -. Sapevo che sulla Viterbese pesava una grossa responsabilità, ma ce l’abbiamo fatta. So che Viterbo ha una grande fame di calcio e ho fatto di tutto perché la stagione finisse così. Il calcio è fatto di gioie e dolori e i momenti bui non sono mancati. Ma l’importante è che ce l’abbiamo fatta. Gran parte del merito, se ne sono accorti tutti, è di mio padre che ringrazio dal profondo del cuore. Ma anche di ognuno dei ragazzi della squadra, persone vere anche fuori dagli spogliatoi”.
Ora, finalmente, lo sguardo è già avanti, alla serie D. A settembre si apre un’altra sfida. Perché questo successo non basta mica. La Viterbese, come recitano le magliette indossate dai Gialloblù per festeggiare, il prossimo anno vuole essere solo D…i passaggio.
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