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Cultura - Alessandro Maurizi racconta l'esperienza del salone del libro di Torino con "Il vampiro di Munch"

Un cardinale appassionato di gialli…

di Alessandro Maurizi
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Alessandro Maurizi e il cardinal Ravasi

Alessandro Maurizi e il cardinal Ravasi

Filippo Rossi, Alessandro Maurizi e Andrea Baffo

Filippo Rossi, Alessandro Maurizi e Andrea Baffo

Alessandro Maurizi al Salone del libro di Torino

Alessandro Maurizi al Salone del libro di Torino

Alessandro Maurizi al Salone del libro di Torino

Alessandro Maurizi al Salone del libro di Torino

Alessandro Maurizi al Salone del libro di Torino

Alessandro Maurizi al Salone del libro di Torino

Alessandro Maurizi e Maurizio De Giovanni

Alessandro Maurizi e Maurizio De Giovanni

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ora che le luci del Salone del Libro di Torino si sono spente, ora che la gente se n’è andata con nuove emozioni nel cuore, ora che al Lingotto non è rimasta che l’eco di una kermesse costruita sulle parole, ora…sono tornato alla quotidianità, nella mia città, Viterbo.

Nella mente ho ancora vivo il ricordo degli ultimi preparativi alla stanza dell’hotel di Torino che mi ha ospitato durante tutto il periodo della fiera; ripenso al momento in cui ho preparato i bagagli più pesanti per il rientro. Sorrido. Nel trolley avevo sistemato una decina di libri acquistati in giro tra i padiglioni, più quelli scritti dai colleghi poliziotti.

Allo stand della polizia di Stato ogni giorno approdavano centinaia di persone: scolaresche, giornalisti, lettori, curiosi. Tutti facevano domande, chiedevano: il lavoro, le pubblicazioni, i curricula. E poi interviste, presentazioni, autografi, riprese televisive, foto.

Noi poliziotti/scrittori abbiamo sperimentato persino una nuova formula per presentare i nostri libri: ogni autore veniva moderato a turno da uno dei colleghi. La tecnica insolita che è piaciuta ai visitatori, ci ha restituito grandi soddisfazioni sul piano personale.

Ogni sera rientravo in hotel con le ossa a pezzi, galvanizzato dalle intense emozioni della giornata, ma nello stesso tempo consapevole di questa evanescente ebbrezza.

Il viaggio in treno verso Orte è stato lungo, mi è sembrato interminabile. Ne ho approfittato per leggere un po’, riguardare gli appunti del nuovo romanzo, fare qualche telefonata a casa.

A distanza di qualche giorno riaffiorano i ricordi.

Indubbiamente è stata una bella soddisfazione essere selezionato dalla polizia di Stato per il Salone di Torino, un’esperienza emozionante che mi ha arricchito moltissimo dal punto di vista umano e professionale. Cinque giornate durante le quali il mio destino si è incrociato con il padrone di casa il questore di Torino Antonino Cufalo, con colleghi, amici di penna, scolaresche, visitatori e lettori. Alcuni studenti mi hanno chiesto come facessi a conciliare il lavoro in Polizia con la scrittura. Con difficoltà, sacrificio e passione, la risposta. Una tenera signora anziana, invece, era intimorita dalla possibilità di trovare episodi reali, provenienti dal mio lavoro, nelle pagine de “Il Vampiro di Munch”. Con sconforto, ho avvertito nella donna ciò che a volte sento tra le gente, ovvero una percezione di insicurezza. Non deve essere così.

Tra i tanti episodi curiosi accadutemi durante il salone, un paio vale la pena raccontarli.

Il primo riguarda un signore di una certa età dai modi cortesi che, porgendomi la mano, si complimentava per il nostro lavoro. Mi ha salutato guardandomi negli occhi, poi si è allontanato augurandomi un “Buon salone”. Quel signore, ho realizzato subito dopo grazie a un collega, era Luciano Violante, ex presidente della Camera dei deputati. Un gesto che, in tempi come questi, difficili e confusi, mi ha favorevolmente impressionato.
 L’altro episodio riguarda il Cardinal Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio di cultura. Nel ricevere un copia de “ Il Vampiro di Munch”, sorpreso che un poliziotto scrivesse gialli, con slancio mi confidava che lo avrebbe letto, perché il genere giallo/noir era il suo preferito. Non mi aspettavo di ricevere tale confidenza da un uomo di Chiesa come lui.

Al Salone ho incontrato molti amici scrittori, Maurizio De Giovanni, Marco Malvaldi, Luca Poldelmengo e tanti altri, ma anche due figure famigliari come Filippo Rossi e Andrea Baffo impegnati, con successo, a intrecciare rapporti umani per la buona riuscita di Caffeina.

La fiera di Torino è così. Riesce a stupirti, è intensa, passionale, viva. Non ti annoia mai. Semmai, arrivi alla fine di ogni giornata così stanco da non reggerti più sulle gambe, da sentire le ossa a pezzi, ma con la voglia di ricominciare tutto da capo.

Per questi motivi sento il piacere di ringraziare l’Ufficio Relazione Esterne della Polizia di Stato, Annalisa Bucchieri, Cristina Di Lucente di Polizia Moderna per aver selezionato “Il Vampiro di Munch”.

Vorrei ringraziare anche il questore di Viterbo Gianfranco Urti che mi ha sempre incoraggiato e sostenuto nella mia avventura letteraria, così come tutti i dirigenti e i colleghi della questura di Viterbo.

Un ringraziamento particolare all’associazione “Mariano Romiti” con i quali sto portando avanti un importante progetto letterario.

La condivisione culturale, i volti della gente, le loro richieste, l’ascolto e l’incoraggiamento da ambedue le parti, è ciò che mi ha donato Torino con la convinzione, sempre più solida, che in questa vita e soprattutto in questo momento storico, da soli non saremmo in grado di andare da nessuna parte.

Alessandro Maurizi


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24 maggio, 2014

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