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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Molti secoli fa, i gatti erano oggetto di culto presso i popoli mediterranei e, poi,durante il medioevo, vennero spesso considerati animali demoniaci, incarnazioni di Satana e conseguentemente oggetto di persecuzioni e di stragi più o meno organizzate; addirittura, nel 1233, papa Gregorio IX emanò la bolla “Vox in rama”,con la quale dava inizio allo sterminio di tutti i gatti nel nome di Dio, specialmente quelli neri.
Innumerevoli furono i gatti bruciati vivi, scorticati, bastonati, crocefissi oppure gettati dai campanili delle chiese durante le feste consacrate. In seguito queste credenze furono abbandonate, ma è rimasta la convinzione che i gatti neri portino sfortuna.
Per quanto sta accadendo nella nostra città, nei pressi dell’area cimiteriale, dove sempre più spesso ci si accorge dell’uccisione di queste povere bestie, evidentemente qualcuno si rifà alla cultura medievale e non esita a praticare l’uso dell’avvelenamento dei gatti e ogni sorta di stratagemma, tanto malvagio, quanto barbaro.
FondAzione non vuole trascurare nemmeno i diritti ed il rispetto per gli animali e, pertanto, rivolge alla delegata comunale del ramo, Rita De Alessandris, l’invito a mettere in atto tutti i provvedimenti idonei che il caso richiede per circoscrivere e reprimere il macabro fenomeno che, di certo, non fa onore all’immagine della città perché, come disse Ghandi, il grado di civiltà di una nazione si deduce dal rispetto che essa ha per i propri animali e che la qualità della vita dei propri abitanti dipende anche dal rapporto che essi hanno con la fauna locale, di qualsiasi specie animale si tratti.
Comunque, a questi specialisti di avvelenamenti, ricordiamo una vecchia credenza popolana che vuole colpiti da sventura coloro che uccidono un gatto e, pertanto, consigliamo loro di dedicarsi ad altre pratiche socialmente più produttive.
Ennio Olimpio, per il comitato comunale di FondAzione
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