Viterbo – I processi Tiburzi, Cuocolo e del bandito Giuliano rivivono a fontana Grande.
Un tuffo nel passato reso possibile dall’iniziativa messa in piedi da Antonello Ricci che ieri sera all’ex tribunale ha riproposto, insieme a Pietro Benedetti e Roberto Pecci, alcuni dei momenti salienti dei maxiprocessi svoltisi negli anni nella città dei Papi.
Una serata che si inserisce nell’ambito del festival e del volontariato in programma nel capoluogo fino all’11 maggio.
La sala dell’ex tribunale era gremita. Sopra il pubblico sovrastava la scritta “la legge è uguale per tutti” e ai lati i gabbiotti degli imputati davano senso di autorevolezza.
Al centro della sala, Antonello Ricci, voce narrante. E’ toccato a lui introdurre le scene dei diversi processi con la sua solita simpatia e spontaneità che hanno reso scorrevole il racconto degli episodi.
Poco più in là su un alto piedistallo, Pietro Benedetti ha letto e interpretato i ruoli dei protagonisti delle scene narrate.
In un angolo, Mauro Pecci ha invece accompagnato la performance con le percussioni, creando atmosfera.
A rompere il ghiaccio di una serata già fredda è stato proprio Ricci che ha esposto una breve storia del tribunale viterbese. Si è partiti dal 1874 con la designazione a corte d’assise della vecchia chiesa sconsacrata e poi piano piano si è andati avanti con l’inaugurazione a tribunale del 28 maggio 1876, con il processo alla banda del brigante di SantâAngelo di Roccalvecce Luigi Rufoloni. Uno spunto che, come lo stesso Ricci ha sostenuto, serviva a “dare un’idea dell’enorme sedimento storico su cui camminano i viterbesi”.
Quindi la narrazione degli eventi con il supporto di Pietro Benedetti. Tra i protagonisti delle scene, Abbatemaggio detto O Cucchiarello, Erricone Alfano capocamorra dai tratti meridionalmente signorili (Alfano Enrico detto Erricone), don Ciro Vitozzi, un prete disperatissimo e teatrale noto ai più come l’Angelo Custode della Camorra.
Parti interpretate con coinvolgimento e nei vari dialetti, sardo, viterbese o napoletano, che scaraventato il pubblico in quegli anni.
Infine, anche dei riferimenti alla stampa estera che si era occupata dei casi più eclatanti che avevano smosso l’attenzione oltreoceano. Viterbo, all’epoca, come ha detto Ricci, si è trovata assediata, per più di un anno, dai cronisti di mezzo mondo, tanto che non si riusciva più a trovare pennino e calamaio neanche a pagarli oro.
Il pubblico interessato ha assistito alla rappresentazione e in chiusura si è spostato sulla piazza, all’esterno, per assistere agli ultimi due frammenti del racconto. Fontana grande, illuminata da fiaccole, ha fatto da sfondo all’interpretazione coinvolgente e animata di Ricci e Benedetti.
Gli spettatori in tanti si sono fatti spazio tra i gradini oppure i piedi hanno ascoltato le ultime battute.
Presenti, tra gli altri, l’assessore all’urbanistica Alvaro Ricci, il consigliere delegato al volontariato Marfo Ciorba e Irene Temperini della proloco che ha organizzato l’evento inserito nella programmazione di Ztl, zone totalmente libere, progetto patrocinato e sostenuto dal comune fatto dalla proloco con Arci e altre associazioni.
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