Viterbo – Dopo il bel successo di pubblico per l’incursione garibaldina a Ischia di Castro domenica scorsa, le “passeggiate di Davide Ghaleb editore” tornano a Viterbo, nell’ambito della Biennale d’Arte Creativa di Viterbo 2014.
Venerdì 30 maggio alle 18.
A Viterbo in piazza San Lorenzo (ai piedi della scala del Palazzo dei Papi). Davide Ghaleb e Banda del Racconto presentano Tra Ercole e Lorenzo – passeggiata/racconto sul colle delle origini viterbesi (tra cronache e leggenda). Di e con Antonello Ricci. Con la partecipazione di Olindo Cicchetti.
L’itinerario si snoderà tra loggia dei papi, salone del conclave, interno del duomo, giardino del vescovado (eccezionalmente visitabile per l’occasione) e interni en plein air del museo del Duomo.
Come sempre il biglietto consiste nell’acquisto di un libro a scelta fra quelli del ricco catalogo di Davide Ghaleb Editore. L’evento è realizzato in collaborazione con Archeoares.
La leggendaria fondazione del castello di Viterbo da parte di Ercole nella splendida prosa in volgare di un frate francescano viterbese della metà del XV secolo.
Le origini di Viterbo nella Quattrocentesca cronaca
di frate Francesco di Andrea
Qui in questo volume io frate Francesco di Andrea de la città di Viterbo, scriverò alcuni ricordi antiqui, trovati in certi libri et memoriale de antiqui authori e di Viterbesi delli quali farò mentione in breve parole, della novità de Viterbo e de altri lochi scripti del dicto paese de Viterbo.
Et comenzaremo ad Iafet, uno delli figlioli de Noè, el quale partendosi da li soi fratelli, dalle montagne di Armenia ove si posò l’archa nel diluvio, e pigliando la via verso Europa nostra, primamente arrivò in Inghilterra, e lì vi edificò Londres e Camellot et altre città, le quale poi mutarno suoi nomi. Poi le gente di lui descesero, e vennero stendendosi per lo paese intorno. Ultimamente arrivorno in Italia, facendo città e castella, dove più li dilectava.
[…]
Hora le dicte due città, Soréna e Muserna, multiplicarno assai in populi, e in spacio di tempo guerreggiaro insieme in modo che si desferno l’una e l’altra tra loro da li fondamente.
In quel tempo capitò nel dicto paese uno valente homo, chiamato Hercule, figliolo de Amphitrione e di Almena di Grecia, da poi che hebbe morto lo re Girione de Spagna; e vedendo el bel paese, e le terre disfatte senza habitatione di genti, e tutto el paese disolato, per la pietà che li venne, edificò lì uno bel castello, al quale non volse mutare nome, si non che ’l fe’ chiamare el castello di Hercule, e per lo amor che lui li portava, li donò per insegna e per arme el lione, imperhò lui sempre el portava adosso uno corio de leone, per uno che ne uccise per sua vigoria. Poi se n’andò ad quel loco dove è hoggi Roma e lì uccise Cacco nel monte Aventino, e fe’ la città Valeria ove è Capidoglio.
[…]
Et el dicto castello de Hercule [era] grande e bello, posto tra doi valloni et rilevato in uno poggio, con ripe dintorno, et haviva uno bel borgo, per lo quale albergavano tutti quelli che volevano andare in campagnia, et cusì se mantenne in prosperità in sino che Roma fu edificata…
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