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Viterbo - Presentato oggi l’Osservatorio permanente Cna sulla tassazione di artigiani - Melaragni: “Un mostro che blocca la crescita”

“Pressione fiscale su imprese al 64,2%”

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Luigia Melaragni

Luigia Melaragni 

Viterbo –  Come si fa a parlare di crescita a Viterbo se il peso complessivo del fisco (Total Tax Rate) sulle piccole e medie imprese e sugli artigiani arriva al 64,2 per cento e se un imprenditore può disporre di un reddito di 17mila 899 euro, dovendo lavorare dal primo gennaio al 23 agosto (Tax Free Day) solo per le tasse?

Bisogna abbattere il mostro fiscale a tre teste -nazionale, regionale e locale- che impedisce di progettare il futuro con serenità”, afferma Luigia Melaragni, segretaria della Cna di Viterbo e Civitavecchia, che questa mattina ha partecipato, a Roma, alla presentazione dell’Osservatorio permanente Cna sulla tassazione di artigiani e piccole e medie imprese in 112 Comuni d’Italia.

Andando a controllare, uno per uno, i capoluoghi di provincia e regione, il centro studi dell’associazione ha misurato e quantificato l’incidenza del fisco sul tessuto produttivo: ha raccolto tutti i dati dal 2011 in poi e li ha comparati con quello che succederà nel 2014.

Nell’anno in corso, la pressione fiscale in Italia raggiungerà il 63,1 per cento; nel 2011 era del 59,1 per cento. A Viterbo, al 40° posto nella classifica che mostra quanto spinge il fisco, sarà un po’ più alta, poiché si attesterà, appunto, al 64,2 per cento, esattamente come nel 2013 (- 1 punto sul 2012), registrando un + 4,7 per cento rispetto al 2011. C’è chi sta peggio. Roma, per esempio, dove le tasse schizzeranno al 74,4 per cento. La città “migliore”, si fa per dire, è Cuneo (55,3 per cento).

Quanto al reddito, il capoluogo della Tuscia si piazza al 73°: dopo aver pagato le tasse, mediamente alle imprese locali quest’anno resteranno 17.899 euro (la media nazionale è di 20.418). L’anno scorso erano 17.898, nel 2012 17.411, infine 20.249 nel 2011. In tre anni, si sono persi 2.350 euro, ovvero l’11,6 per cento. Vince sempre Cuneo (restano 21.910 euro), piange ancora la Capitale (12.814).

Come si è detto, per saldare il conto con lo Stato, un imprenditore locale dovrà lavorare fino al 23 agosto (73° posto per Viterbo nella classifica del Tax Free Day). La data del 2013 è la stessa, nel 2012 erano quattro giorni in più (27 agosto), ma nel 2011 ben 17 in meno: le aziende potevano iniziare a mettere qualcosa in tasca dal 6 agosto. I più fortunati si trovano di nuovo a Cuneo (25 luglio); in fondo, la piazza stavolta è per quattro: oltre che a Roma, anche a Firenze, Bologna e Reggio Calabria si lavora, per pagare le tasse, fino al 29 settembre.

“Il risultato dell’Osservatorio evidenzia che negli ultimi anni il peso del fisco è aumentato sensibilmente. La musica è cambiata in peggio, nonostante a parole tutti si siano trovati d’accordo sull’urgenza di tagliare le tasse e, insieme, gli adempimenti per aiutare le imprese a trovare una via d’uscita dalla crisi. E’ tempo di fare sul serio. La Cna – spiega Melaragni- ha calcolato, per esempio, che, se si intervenisse sull’Imu, la riduzione del 50 per cento abbasserebbe il Total Tax Rate di 3,8 punti percentuali e la deducibilità completa di 4,1 per cento.

Si tornerebbe così immediatamente ai livelli del 2011. Sarebbe un primo passo, seppure insufficiente. C’è bisogno di ridurre progressivamente la tassazione sul reddito delle imprese personali e sul lavoro autonomo, di esentare le imprese minori dall’Irap, di rivedere i criteri per l’attribuzione dei valori catastali degli immobili per allinearli periodicamente a quelli di mercato, di rendere obbligatoria, per i Comuni, la previsione di tariffe Tari (la nuova imposta sui rifiuti) commisurate alla quantità e qualità dei rifiuti effettivamente prodotti e conferiti in discarica. E restano una priorità la lotta all’evasione fiscale e la riduzione della spesa pubblica”.

Al convegno di oggi, la CNA ha presentato otto proposte in tema di fisco.


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15 maggio, 2014

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