Viterbo – Con meno di sessanta posti letto si rischia di perdere la convenzione.
La nuova mannaia sulla sanità del Lazio ha queste caratteristiche. E le strutture che ci cascano dentro sono 23 in tutta la Regione, due nella Tuscia: la Salus e la Santa Teresa, entrambe con meno di trenta posti letto.
L’allarme arriva dalla Funzione pubblica Cgil, oltre che dall’Aiop, l’associazione di imprenditori degli ospedali privati.
“La chiusura di queste cliniche – per Natale Di Cola, segretario del sindacato dei dipendenti – metterebbe sul lastrico 1300 famiglie nel Lazio, 11mila in Italia, privando il Servizio sanitario regionale di centri ospedalieri con una particolare specializzazione nelle cure”.
La lista delle strutture a rischio è nel patto per la salute di cui si occuperanno a fine mese i rappresentanti della conferenza Stato regione. Se le preoccupazioni dei sindaci dovessero concretizzarsi andrebbero a perdere la convenzione 23 con le 23 cliniche.
A Roma: Villa Valeria (25 degenze, Ortopedia), Marco Polo (29, Oncologia), Villa Fulvia (25, Medicina), Ncl (28, Neurologia e Neurochirurgia), San Luca (25, Chirurgia), Concordia hospital (25, Ortopedia), Chirurgia addominale Eur (34, Chirurgia), Annunziatella (34, Chirurgia), European hospital (51; Cardiochirurgia), Merry house (30, Chirurgia), Villa Aurora (30, Ortopedia), Nuova villa Claudia (35, Urologia e Ginecologia), Siligato a Civitavecchia (16, Chirurgia), Villa delle querce ai Castelli (40, Medicina), San Raffaele a Montecompatri (15, Medicina).
A Frosinone: Sant’Anna (32, Chirurgia), Villa Gioia (22, Chirurgia); Villa Serena (25, Medicina), San Raffaele a Cassino (30, Medicina), Santa Teresa (20, Ortopedia).
A Viterbo: Salus (20, Medicina), Santa Teresa del Bambino Gesù (24, Medicina).
A Latina: San Marco (30, Chirurgia).
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