Viterbo – “Non basta dire che la Tuscia è ricca di bellezze, cultura, opportunità, occorre che altri lo sappiano. Occorre guardare oltre i propri confini”.
E se a dirlo è il vice ministro Carlo Calenda, che oltre alla competenza sullo Sviluppo economico ha pure quella sul commercio estero, sarà il caso d’ascoltarlo.
A palazzo Brugiotti, Calenda nel pomeriggio di ieri ha proposto la sua ricetta, un punto di vita inedito. “La debolezza italiana – osserva Calenda – è che abbiamo ventimila imprese esportatrici e ben integrate, ma settantamila sono piccole e arretrate, perché i titolari non sono interessati. Con loro ci giochiamo il nostro futuro.
Per questo non andremo a prenderle una per una, mettendole in contatto con esperti”. Per aprirsi. “Troppo spesso – osserva Calenda – si punta sempre a mettere in evidenza quello che su un territorio c’è, ma pochi s’interrogano su come portare gente sul territorio, farlo conoscere.
Avere ricchezze non basta. Interrogarsi su questo è compito dei politici locali e nazionali. Ci sono due miliardi di persone che girano per turismo, che hanno fame d’Italia.
Dobbiamo pensare a loro, possono rappresentare quindici anni di crescita vera, non finta”.
Molto diretto e pratico, distante dai canoni classici del politico, Calenda è un manager prestato alla politica, passato per la Ferrari, Sky, Confindustria e direttore dell’Interporto campano. E’ uno dei pochi dell’esecutivo Letta, confermato da Renzi.
Alla Fondazione Carivit ha parlato di fronte all’assessore comunale Delli Iaconi e al consigliere regionale Riccardo Valentini.
Al tavolo, insieme a lui il sindaco Leonardo Michelini, l’assessore Giacomo Barelli a mediare, il presidente del consiglio Filippo Rossi, con Antonello Raimondo, candidato alle Europee.
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