Vejano – Il sangue dei Santacroce fa centro. La drammatica e sanguinosa storia dei feudatari della vecchia Viano (oggi Vejano) appassiona.
Roberta Ferrini è impeccabile: non un grammo delle sue preziose “pillole” storiche urbanistiche archeologiche va perduto. Le letture di Pietro Benedetti fanno teatro – e del più alto – vibrando gli accenti del tragico. I documenti d’epoca tornano a risuonare nella piazza fantasma ai piedi della solenne rupe e per le vie della città morta, oggi eccezionalmente aperta, almeno per un giorno. Io, come sempre: speriamo che me la cavo. E me la cavo sempre. Ma il vero successo, oggi, sono loro. Loro la vera novità: questo nostro pubblico. Occhi attenti, orecchie spalancate, ci seguono tappa per tappa in questa passeggiata/racconto inseguita (desiderata) per anni. E sono tanti. E aumentano strada facendo. E sono il pubblico più bello che potresti immaginare. Quello più vario. Ci sono gli amministratori di Vejano, sindaco e assessori, che in questa avventura hanno creduto fino ad assumersene il “rischio”.
C’è l’Arma, che in questi nostri paesi è da sempre un’autorità attenta, paterna e affettuosa. Molti i vejanesi e di tutte le età: i vecchi alla ricerca di un tempo (fatto di amore, ricordi e vita) perduto dai giorni dello spopolamento e della “risalita” alla Vejano nuova; i giovani in cerca di radici tradizioni e identità. Ritrovo vecchi alunni di qualche vita fa: sono padri di famiglia ormai, trascinano i loro passeggini carichi di affetto commovente. Ma numerosi sono anche i passionisti delle nostre passeggiate: così gravidi di curiosità e domande, affascinati da questo estratto di pittoresco romantico, da questo groviglio di storia e oblio, dalle macerie che, avvolte dai rampicanti, sono ormai vere e proprie rovine a vocazione “pedagogica”: sembrano viaggiatori di un tempo “altro”. Prima che tutto precipitasse a omologarsi.
Ci avrei scommesso, dopo il successo del pubblico dibattito intorno al mio Libro delle Passeggiate, qualche settimana fa, in compagnia del capogruppo regionale Riccardo Valentini e del direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti: dibattito acceso intorno a concetti chiave come luoghi, racconti e patrimonio. Ci avrei scommesso, ma non avrei potuto metterci una mano sul fuoco. E invece, eccolo qua: questo pubblico ci dice che i paesaggi della Tuscia sanno far innamorare: sia noi “aborigeni” che i turisti di un turismo a dimensione umana. Politici e imprenditori, cittadini e operatori culturali locali: ce n’è di che riflettere. Grazie, Vejano.
Antonello Ricci
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