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Cultura - Roberta Ferrini racconta la bellezza della cittadina della Tuscia in vista della "Passeggiata del santo editore" che si svolgerà domenica 18 maggio ore 10 nel borgo fantasma eccezionalmente aperto per un giorno

“Vejano, un territorio ricco di sorgenti di acque solfuree e ferrose”

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Roberta Ferrini

Roberta Ferrini

Parete con strutture - Lato sud Casalini - Vejano

Parete con strutture – Lato sud Casalini – Vejano

Vejano

Vejano

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’antico borgo di Vejano appare a chi proviene da sud come un silenzioso baluardo, strategicamente collocato tra due corsi d’acqua su un’alta parete di tufo e circondato da quel che rimane della intricata selva cimina.

Un territorio fin dall’antichità favorevole ad attività agropastorali e ricco di sorgenti di acque solfuree e ferrose.

Percorrendo da sud la via Braccianese Claudia, l’antica via Clodia, giunti a Vejano, il paesaggio cambia, si lasciano i pendii boscosi e compaiono pareti di tufo; per continuare il percorso si deve aggirare l’alta parete, dove sorge il borgo, e rallentare su un’ampia curva in salita.

Poco distante da Vejano è un’altra altura dalle pareti a picco nascoste tra la vegetazione, dove sorgeva Alteto, che visivamente in contatto con Vejano era l’altra sentinella del territorio, chi doveva andare a nord, non sfuggiva al loro controllo.

I ruderi del castrum Viani, che sovrastano e circondano la rupe tufacea, non furono le prime costruzioni, il sito naturalmente protetto da quelle alte pareti godeva di un territorio ricco di acqua e di selvaggina e pertanto favorì insediamenti fin dalla protostoria.

La frequentazione perdurò con continuità. Nel periodo etrusco gli abitanti scelsero le alte pareti per scavare i loro sepolcri ed erigere mura difensive.

Ad essi si susseguirono i romani con abitazioni rurali sparse nel territorio. A poca distanza dal centro abitato di Vejano numerosi sono i resti di ville rustiche e di particolare interesse i ruderi relativi ad un’area di culto, di lunga sopravvivenza cronologica, che era dedicata alla dea Iside.

Passarono i secoli e la parete fu sempre protagonista della storia. Il tufo si era scavato per seppellire i propri cari, si continuò a cavare per realizzare i grandi blocchi con i quali erigere le mura difensive e quelli più piccoli per costruire le case.

Le pareti naturali divennero sempre più alte e il paese acquistò importanza durante tutto il medioevo, resistendo a numerosi attacchi e continuando a controllare per secoli la strada che conduce a nord verso Blera e verso i grandi centri dell’Etruria, verso la Cassia e quindi Vetralla e Viterbo.

Diviene un feudo ambito, attaccato da papa Alessandro Borgia subisce gravi danni alla rocca: il castello attiguo all’abitato, ma resiste e prosegue il compito di sentinella di tufo. Gli Orsini, i Santacroce e gli Altieri lo governarono restaurarono e abbellirono.

La storia di questo piccolo borgo andò avanti senza interruzione sovrapponendo fino all’ottocento le case alle tombe, costruendo sul tufo e con il tufo.

Vejano giunse agli anni dell’ultima guerra e la semplice grotta-cantina o il profondo sepolcro etrusco divennero un temporaneo rifugio sotto i bombardamenti.

Sorvegliava ancora la strada quando a giugno del 1944 fu bombardata. I danni sulle abitazioni poste lungo il circuito esterno, non furono ingenti, ma sufficienti a far fuggire dalle case dell’antico borgo gli abitanti.

Le antiche case addossate le une alle altre e i vicoli stretti sotto il bombardamento erano divenuti insicuri.

Dopo la seconda guerra si ebbe un continuo abbandono, accompagnato da continui spogli di tutto ciò che si poteva asportare dalle case, per essere riusato. Scomparvero gli infissi, i cancelli, i camini, i portoni, i pavimenti… Il tempo e le piogge favorirono la crescita della vegetazione e l’antica Vejano divenne un grande rudere.

Roberta Ferrini


Tutto pronto per la nuova “Passeggiata del santo editore” che si svolgerà domenica 18 maggio ore 10 a Vejano in piazza XX settembre, davanti al comune.

Davide Ghaleb e Banda del racconto presentano Il sangue dei Santacroce – passeggiata/racconto a spasso per vie e piazze della pittoresca “città morta” di Vejano di  e con Antonello Ricci.

“Pillole” storico-urbanistiche a cura di Roberta Ferrini con la partecipazione di Pietro Benedetti.

Per l’occasione verranno eccezionalmente aperti al pubblico i cancelli del borgo fantasma della vecchia Viano chiusi ormai da qualche anno.

Come sempre il biglietto consiste nell’acquisto di un libro a scelta fra quelli del ricco catalogo di Ghaleb Editore.


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17 maggio, 2014

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