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Cultura - Domenica 18 maggio la processione per le vie della città

Viterbo celebra la Madonna liberatrice

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Madonna Liberatrice

Madonna Liberatrice

Il vescovo Lino Fumagalli

Il vescovo Lino Fumagalli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Viterbo tributerà ancora una volta solenni onoranze alla Madonna Liberatrice, sua celeste protettrice.

La tradizionale processione, preceduta dall’€™indirizzo di saluto del sindaco Leonardo Michelini, muoverà domenica prossima alle 18,30 da piazza del Plebiscito per concludersi al santuario mariano cittadino della SS. Trinità  con il discorso e la benedizione del vescovo diocesano Lino Fumagalli.

L’immagine della Vergine, trasportata dai “Fedelissimi della Liberatrice” su una splendida macchina lignea del ‘600, verrà  scortata dai cavalieri costantiniani di San Giorgio, rivestiti del loro suggestivo mantello azzurro, ornato dalla Croce di Costantino.

Alla manifestazione mariana oltre ai Padri Agostiniani – che da secoli custodiscono con zelo il santuario di Maria SS. Liberatrice prenderanno parte il Capitolo della Cattedrale, il clero, i religiosi e le religiose, le confraternite e le associazioni laicali e i fedeli . Il corteo religioso verrà preceduto da quello storico del Pilastro, con personaggi in costume del XIV secolo.

Il culto verso la Madonna Liberatrice rappresenta la più antica devozione mariana dei Viterbesi, poiché è da quasi ottocento anni che essi invocano sotto questo titolo la Madre di Dio. L’immagine venne dipinta in affresco nella chiesa della SS. Trinità intiorno al 1318 da Gregorio e Donato d’€™Arezzo: la Vergine siede su un trono di tipo cosmatesco e sostiene con la mano sinistra il Bambino in piedi; nella destra reca una rosa che è sfiorata dalla manina del Figlio divino, il quale ha nel pugno sinistro un uccellino.

Essa cominciò ad essere venerata con culto solenne il 28 maggio 1320, a seguito della protezione accordata dalla Madre di Dio alla città dei Papi, funestata da infestazioni diaboliche, da calamità  naturali e da gravi discordie civili : come riferito dagli cronisti, i Viterbesi ritrovarono la tranquillità e la pace ai piedi della Madonna, da quel momento proclamata loro Liberatrice.

Per solennizzare tale consacrazione, la magistratura, postasi a capo del movimento popolare, fece dono al Santuario di una argentea riproduzione della città. L’€™interesse costante del Comune di Viterbo per la sua Liberatrice è confermato dagli antichi statuti, e quello del 1344 stabiliva che la sua festa si celebrasse ogni anno nel lunedì di Pentecoste: otto giorni prima, il podestà e gli Otto del Popolo disponevano che, a suono di tromba, fosse bandita per tutta la città la solenne ricorrenza.

A seguito dell’invasione napoleonica il Santuario fu spogliato degli arredi più preziosi e vennero trafugate anche le auree corone. Con la caduta del potere temporale dei Papi, poi, per opposizione dell’amministrazione liberal-massonica, la processione venne interrotta dopo cinque secoli e mezzo.

Si deve alla ferma volontà e alla profonda devozione mariana dell’acivescovo Adelchi Albanesi la ripresa nel 1945, dopo le dolorose vicende belliche, della processione della Liberatrice con la partecipazione ufficiale delle massime autorità religiose e civili di Viterbo.

Roberto Saccarello 


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16 maggio, 2014

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