Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - I professionisti dicono la loro sull’urbanistica della città

Politiche del territorio, la Fondazione architetti e ingegneri si inserisce nel dibattitto

Condividi la notizia:

Viterbo

Viterbo

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Finalmente si apre un dibattito sull’urbanistica della città e finalmente i professionisti e le associazioni di categoria si fanno avanti.

La Fondazione architetti e ingegneri liberi professionisti iscritti Inarcassa si inserisce nel dibattito dando voce agli ingegneri ed architetti di Viterbo e Provincia sul tema relativo al futuro dell’urbanistica della città e del territorio.

L’innesco viene dato da quanto sta accadendo in questi giorni, in modo, come al solito poco chiaro per i non addetti ai lavori, dall’organo comunale di governo della città e quindi del territorio con la diffusione di una bozza di delibera ed articoli di giornale che trattano di “rivoluzione intelligente” ed appunto “politiche del territorio” legate principalmente ad una “… necessità di una programmazione generale delle infrastrutture finalizzata al loro completamento e potenziamento a partire dal “quadrante” settentrionale della città …”.

Detta così, da una prima impressione, sembra un’iniziativa rivoluzionaria che, da qui ai prossimi anni, cambierà radicalmente il volto e l’economia della città, ma (c’è sempre un ma) guardando bene le carte emergono forti dubbi sulle priorità e su come, vista la carenza di un’analisi reale del territorio, venga data “attenzione” ad alcune zone piuttosto che altre, con criteri del tutto inadeguati ad una progettazione urbanistica moderna.

Prima di scendere nel dettaglio, è bene dare forza alla parola “urbanistica” rispolverandone il significato, prendendo spunto dal vocabolario della lingua italiana: urbanistica s. f. (femm. Sostantivo dell’agg. Urbanistico). – In senso stretto, attività di creazione e sistemazione dei centri urbani: … con sign. più ampio e attuale, disciplina (sorta come scienza autonoma alla fine del Settecento, in seguito alla rivoluzione industriale) che ha per oggetto l’analisi del territorio in generale e la messa a punto dei mezzi tecnici, legislativi, amministrativi, politici, finalizzati alla progettazione, o all’adeguamento a nuove esigenze, sia dei centri urbani sia di infrastrutture, che si avvale dell’apporto delle scienze economiche, statistiche, sociali e tiene conto delle modificazioni che le nuove strutture generano nell’ambiente.-

“Analisi del territorio” è la parola chiave.

L’urbanistica ancora una volta non può prescindere dall’analisi oggettiva e soggettiva del territorio e la mancanza di analisi vera non si legge nelle poche carte allegate alla bozza programmatica che presenta invece forti sbilanciamenti e non individua soluzioni che dovrebbero essere connesse all’intero territorio con particolare attenzione alle criticità del momento ed al centro storico.

Questo concetto è ancor più avvalorato nella prima bozza di governo sulla riforma urbanistica, dove si parla di visione organica, perequazione, riforma degli standard previsti dal D.M. 1444/1968, trasferibilità dei diritti edificatori, pianificazione territoriale di area vasta, definizione di una politica complessiva per il rinnovo urbano incentivato, semplificazione delle normative e riordino dei titoli autorizzativi in edilizia, riforma del testo unico.

Pertanto si profila un futuro nuovo nel quadro nazionale della pianificazione territoriale dopo anni di declino e di oscuramento della programmazione del territorio e, alla luce di questo non è possibile che a Viterbo si continui ad operare in una direzione poco esaustiva delle vere problematiche.

Individuazione e delimitazione degli ambiti territoriali di intervento da destinare alla riqualificazione urbana e al riordino del tessuto edilizio, determinazioni conseguenti.

Vengono individuati tre ambiti di intervento:

– il “primo” verso nord comprende il quartiere Ellera, Capretta, S. Barbara, Villanova, la aree del Poggino e Teverina, ecc.

– il “secondo, verso ovest, comprende il Riello l’Università ed una vasta area agricola;

– Il “terzo” verso sud-ovest comprende il quartiere del Carmine, Ponte dell’Elce ed anche qui una vasta area agricola.

I programmi integrati di riqualificazione urbana, secondo quanto dispone la legge regionale, debbono essere volti al rinnovo del patrimonio edilizio e al riordino del tessuto urbano, ovviamente esistenti…

Ad eccezione del primo quadrante, tanto il secondo quanto il terzo sono proiettati essenzialmente in vaste aree agricole, assolutamente prive di “patrimonio edilizio” da rinnovare e “tessuto urbano” da riordinare.

Se l’obiettivo è quello del rinnovo edilizio e del riordino del tessuto urbano perché si individuano aree per lo più agricole prive dei requisiti essenziali che ne costituiscono il presupposto?

La valutazione che emerge con evidenza è che piuttosto che tendere alla riqualificazione urbana, si voglia dare corpo ad intenti meramente espansivi sotto il profilo edilizio in aree oggetto da troppo tempo di attenzioni speculative, che invece meritano attenzioni diverse da quelle riportate nella delibera in discussione.

Dobbiamo prendere responsabilmente atto che il territorio è un bene finito e che va salvaguardato fin tanto che è possibile; dobbiamo dire basta al consumo inutile di nuovo territorio, in special modo per fini residenziali.

Non esiste la necessità di prevedere nuove aree di espansione, soprattutto a macchia d’olio, che determinerebbero solo una cementificazione selvaggia del territorio ed un aggravio dello squilibrio oggi esistente nel mercato immobiliare, visto l’enorme stock abitativo invenduto nel nuovo, lo spopolamento del centro storico, che politiche urbanistiche del recente passato hanno determinato, e la potenzialità edificatoria residenziale che le attuali e vigenti previsioni del PRG già consentono: parliamo in totale di 3-4.000 alloggi da ri-collocare sul mercato.

Se di riqualificazione urbana vogliamo parlare, volta al rinnovo del patrimonio edilizio e al riordino del tessuto urbano esistente, e ce ne è sicuramente la necessità, non possiamo che guardare alle periferie degli ultimi decenni.

Non mancano certo le realtà che ne avrebbero bisogno … citiamo, solo a mero titolo esemplificativo, le vaste aree intorno alle stazioni ferroviarie di Porta Romana e Porta Fiorentina, le aree dell’estrema periferia est, per valutare la possibilità di completare il semianello e collegare via Genova alla strada Cimina, tutte intere le periferie di cartone degli anni ’60, compresi Cappuccini e Murialdo, prive di standard e dei servizi essenziali, l’ex molino Medori e quello Profili, l’area degli ex magazzini generali.

E chi più ne ha ne metta. Per le frazioni vale lo stesso discorso. Tutte tranne che le aree indicate nei quadranti II e III; questi ultimi debbono essere sicuramente stralciati dalla proposta di deliberazione.

Vanno invece individuati nell’ambito del perimetro urbano della città di Viterbo e delle frazioni, gli ambiti effettivamente da riqualificare, con tessuto edilizio da rinnovare o sostituire e tessuto urbano da riorganizzare.

Certo condivisibile il superamento dei programmi integrati di intervento di iniziativa privata, giacenti in Comune e mai adottati, frutto di proposte, lontane dalle reali esigenze della città.

Nella bozza di delibera inoltre, viene citato giustamente l’art. 7 della L.R. 13 agosto 2011 n.10 (meglio conosciuta come piano casa), che ha come titolo Programmi integrati di riqualificazione urbana ed ambientale; va letto con attenzione perché nella delibera e negli elaborati allegati, non è dato rilevare aree vocate al rinnovo del patrimonio edilizio ed il riordino del tessuto urbano attraverso interventi di sostituzione edilizia, non si capisce e ci si chiede in sintesi: che analisi è stata fatta nell’individuazione delle priorità delle opere pubbliche e dei presunti perimetri; non è forse il caso di analizzare meglio il territorio, sentire gli operatori economici, le categorie imprenditoriali, i cittadini, fare un’analisi approfondita socio-economica, studiare meglio la giurisprudenza vigente e trarre delle conclusioni più tecniche; considerato l’interesse per aree vaste (ambiti I, II, III), i piani integrati su zone “F” che comprendono oltre la metà del territorio comunale (non si capisce l’altra metà che destino avrà) viene naturale pensare ad una logica conclusione che è quella di impostare “seriamente” un Piano Regolatore Moderno fatto con criteri di analisi e che tenga conto delle esigenze reali della città.

Fondazione Architetti Ingegneri
Sezione provinciale Viterbo


Condividi la notizia:
9 giugno, 2014

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/grazie-al-dottor-chegai-e-al-suo-reparto-di-radiologia-diagnostica/