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Viterbo - Legge 194 - Plauso di Cinalli (Sel) alla Regione, per il via libera alla pratica per l'interruzione di gravidanza

“Basta obiettori all’aborto, atto di grande valore civico”

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Umberto Cinalli, Sel

Umberto Cinalli (Sel)

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Con un decreto di pochi giorni addietro la Regione Lazio ha messo ordine e un punto “di diritto” in merito alla pratica della obiezione di coscienza da parte di medici contrari all’aborto presso i consultori familiari, obbligandoli a rilasciare alla donna che ha scelto di abortire la certificazione necessaria per richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza presso le strutture autorizzate, come previsto dalla Legge 194.

In un Paese in cui l’obiezione di coscienza rende sempre più difficile il riconoscimento di questo diritto il provvedimento è molto importante. Il Lazio è tra le regioni con il più alto numero di medici obiettori, situazione insostenibile in molti consultori, che non potevano più effettuare i servizi connessi con la 194.

Mentre il consigliere di minoranza viterbese Sabatini (Ncd in Regione) accusa Zingaretti di voler imporre il monopensiero e di “usare i medici obiettori di coscienza come arma di distrazione spostando il tiro dalle vere emergenze della sanità laziale”, cerchiamo di ricondurre il confronto sul piano della civiltà sottraendo al dibattito scempiaggini strumentali e superficiali banalità.

Secondo la legge 194/78, la donna che decide di interrompere la gravidanza deve ottenere da un medico la necessaria documentazione che le consenta di richiedere l’aborto. Prima di produrre il documento, il medico deve avere un colloquio informativo con la paziente. Se confermata la volontà, il medico rilascia la certificazione con l’invito a riflettere per sette giorni, trascorsi i quali la donna può recarsi in una struttura autorizzata.

In genere, il medico che espleta questa prima procedura non è quello che poi praticherà l’interruzione della gravidanza. Spesso i medici obiettori di coscienza in servizio presso i consultori non ottemperavano a questa attività, perché ritenevano rientrasse nella procedura finalizzata all’aborto. Ed è qui che si inserisce il decreto della Regione che, nella sostanza, spiega come l’obiezione di coscienza “riguardi l’attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell’interruzione volontaria di gravidanza”.

In sintesi, secondo la Regione, si può obiettare solo sulla pratica dell’aborto ma non sulle attività propedeutiche – considerate come un dovere deontologico – come l’attestare lo stato di gravidanza e certificare la richiesta della donna che vuole abortire.

A chi afferma che il provvedimento sia in conflitto con quanto previsto dalla legge 194/78 che, invece, consente agli obiettori, in base all’art. 9, di non espletare queste procedure, rispondono le tante professioniste e operatrici come la ginecologa Silvana Agatone, presidente della Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194/78): “Questo conflitto apparentemente esiste, ma il presidente Zingaretti ha finalmente avuto il coraggio di rivelarne l’inconsistenza. Non si vede perché un medico obiettore non possa affrontare con la donna le problematiche che la inducono all’aborto e rilasciarle relativa documentazione”.

Non parole di sinistra ma parole di saggezza.

Sel Viterbo – Umberto Cinalli


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26 giugno, 2014

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