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Viterbo - Operazione Babele - Maxiretata antidroga - Dopo una settimana, applicata la misura più leggera imposta dal Riesame

Domiciliari con braccialetto, i cinque escono dal carcere

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Operazione Babele - Gli arrestati

Operazione Babele – Gli arrestati

Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire

Operazione Babele – La droga sequestrata – Clicca per ingrandire

Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire

Operazione Babele – La droga sequestrata – Clicca per ingrandire

Viterbo – La Babele dei braccialetti elettronici è finita.

I cinque arrestati dell’omonimo blitz che il Riesame aveva messo ai domiciliari sono usciti ieri dal carcere.

Ci è voluta una settimana e l’intervento del Garante dei detenuti del Lazio per far prendere la strada di casa ai cinque arrestati, finiti in manette nella maxioperazione antispaccio in centro storico: 32 ordinanze di custodia cautelare che il tribunale del Riesame ha in parte riformato. Nelle modifiche rientravano i cinque: due dominicani, due tunisini e un viterbese che, da Mammagialla, dovevano andare ai domiciliari col braccialetto elettronico, su disposizione del Riesame.

Apriti cielo. I braccialetti elettronici sono quasi una novità per Viterbo. Di conseguenza, l’adozione del particolare dispositivo per controllare i movimenti dei reclusi in casa, si è rivelata lenta e problematica.

Problemi che il tribunale del Riesame aveva, in qualche modo, previsto: in caso di inconvenienti tecnici, nell’applicazione dei braccialetti, gli arrestati sarebbero rimasti in carcere. Così recitava la scarna e precisa ordinanza dei giudici romani.

Ma quello che agli avvocati non è proprio andato giù è il ritardo con cui è partita la procedura di attivazione, delegata al gestore Telecom. Per questo, due giorni fa, i difensori Remigio Sicilia e Samuele De Santis hanno scritto al Garante regionale dei detenuti Angiolo Marroni, mettendolo al corrente della situazione. Il Garante ha promesso di sollecitare l’amministrazione penitenziaria e applicare i domiciliari col braccialetto in ventiquattr’ore. Detto, fatto.

Ieri, dopo una settimana di permanenza in più a Mammagialla, i cinque erano fuori. “Tutto merito del garante, cui va il nostro plauso e la nostra gratitudine”, commentano i legali.

Intanto qualcuno degli indagati avrebbe iniziato a collaborare con gli investigatori, scendendo un po’ più nello specifico di alcuni degli episodi di spaccio contestati. Si parla di una rete di stranieri attiva in centro storico: tunisini a San Pellegrino e dominicani tra San Faustino e via Cairoli. Ma anche molti viterbesi. 

Una decina ha patteggiato. Altre posizioni aspettano ancora il vaglio del Riesame. Dopo l’udienza di ieri per i due fratelli Sergio e Sonia Casagrande, i giudici romani hanno annullato l’ordinanza, rimettendoli in libertà.


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14 giugno, 2014

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