Viterbo – Il trasporto della macchina di Santa Rosa in un altro eccezionale filmato del 1951 conservato anch’esso presso l’Archivio dell’Istituto Nazionale Luce (video).
Un cortometraggio dal titolo: “La Macchina luminosa”, realizzato sotto l’egida dell’Ente Provinciale per il Turismo di Viterbo, con addetti alla fotografia Francesco Attenni e Rino Filippini, al montaggio Pino Giomini e commento musicale di Virgilio Chiti. Alla regia Camillo Mariani dell’Anguillara conosciuto per aver diretto, tra gli altri, anche il film di propaganda fascista “Scipione l’Africano” ideato alla vigilia dell’impresa africana e iniziato subito dopo la vittoria.
Il filmato, della durata di circa dieci minuti, ci trasmette il ricordo poetico di una Viterbo dolcissima, delicata, a misura d’uomo, che ormai non c’è più. Si inizia con le inquadrature panoramiche dei tetti di Via Cavour e Via Saffi, per poi continuare in Via Raniero Capocci, all’altezza dell’ingresso posteriore del monastero di Santa Rosa, dove due bambini depositano fiori al crocefisso mentre una ragazza pedala solitaria in sella ad una bicicletta lungo la Via Cassia. Di seguito le immagini ci mostrano “i neri vani delle tombe etrusche” in Via Sant’Antonio con le adiacenti torri e mura castellane.
Meraviglia delle meraviglie, almeno per me, anche un carro agricolo, accompagnato da un pedone, che entra all’interno della città percorrendo via Faul. Forse si stava recando al vicino laboratorio di facocchio per stringere i cerchi, o per fare qualche altra riparazione. Al numero civico 8 della stessa via era l’officina di mio nonno, di mio padre e dei miei zii.
Poi ancora si vedono Porta della Verità, Piazza della Rocca, con le mura di cinta ancora bombardate, e la vicina Piazza San Francesco senza i grandi alberi di oggi, senza automobili, soltanto con “abitanti esperti agricoltori e artigiani”.
Piazza delle Erbe con la fontana e il vicino negozio di barbiere, la piazza e la fontana di Pianoscarano con i contadini intenti a sciacquare le botti, il giardino di Palazzo dei Priori, la chiesa della Trinità e il Palazzo Papale.
Il commentatore sottolinea il fatto di come a Viterbo siano principalmente famose due figure di donne: La Bella Galliana, fanciulla viterbese “saettata a morte per amore da un innamorato romano venuto con i suoi ad assediare la città” e Santa Rosa.
E sotto l’arco del profferlo di Via Saffi, che la leggenda individua come abitazione della Bella Galliana, un bravissimo artigiano mastro ramaio, forse il calderaio Giuseppe Ferrazzani, è intento ad aggiustare una pentola in rame tra imbuti e scaldaletti appesi alle pareti fuori dal suo laboratorio.
Nella scena successiva un cameriere, in giacca bianca e pantaloni neri, serve delle bevande al Caffè Centrale in una piazza del Comune tranquilla, animata soltanto da cittadini intenti a passeggiare e a parlare, e libera dalle auto.
Le immagini di Porta Romana, attraversata da un antico autobus, e la statua di Santa Rosa sulle mura castellane, sono propedeutiche a quelle dei facchini che fanno il giro delle chiese di Viterbo e che trasportano la “Macchina luminosa” che “s’illumina di mille candele”.
Alla partenza di San Sisto, tra i facchini, la folla e le autorità anche alcuni Vigili Urbani in divisa bianca. Tutte scene suggestive: dai facchini che escono inquadrati dopo aver visitato la Chiesa di Santa Maria Nuova, alle immagini dell’Urna di Santa Rosa, e al trasporto della “Macchina, centounesima torre di Viterbo” ripreso in Piazza del Comune e all’arrivo sulla salita che porta al Santuario.
Nel 1951 è stato effettuato l’ultimo trasporto della Macchina di Santa Rosa ideata e realizzata da Virgilio Papini che muore il 6 luglio dello stesso anno all’età di 82 anni. Sarà suo figlio Paolo, infatti, a seguire il trasporto del 3 settembre.
Immagini molto suggestive che ci fanno sognare. Ovviamente c’è, ma non si vede, anche Cesare Purchiaroni, addetto alla riaccensione dei “moccolotti” quando si spegnevano per colpa del vento, che ha lavorato con Virgilio Papini fino al 1951.
Successivamente, il 30 novembre 1951, il Comune di Viterbo decide di rinnovare la Macchina e il sindaco Felice Mignone bandisce il nuovo concorso a carattere nazionale con un milione di lire in premio al vincitore.
Silvio Cappelli
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