Viterbo – “Celebrare la festa della Repubblica non è fare retorica, ma un modo di rinnovare il nostro impegno”.
Così il prefetto della provincia di Viterbo, Antonella Scolamiero, durante le celebrazioni della festa della Repubblica che si è svolta questa mattina a piazza dei Caduti (fotogallery).
Anche nei periodi di forte crisi come questo, è il messaggio più volte sottolineato dal prefetto, c’è bisogno di non perdere la speranza, di percorrere un obiettivo comune ed essere dei bravi cittadini.
“La crisi che stiamo vivendo – afferma il prefetto – non deve provocare solo sconforto, ma deve imporre a tutti la ricerca di un confronto aperto e costruttivo sulle soluzioni da perseguire”.
Ad aprire la cerimonia la lettura del discorso del presidente della repubblica Giorgio Napolitano e alcune poesie e citazioni lette dagli studenti dell’istituto comprensivo del Carmine.
La più applaudita è stata la citazione di Giovanni Falcone: “Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere”.
Presenti alla festa della Repubblica, tra gli altri, il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, il presidente della Provincia Marcello Meroi, il vicesindaco Luisa Ciambella, le autorità militari e alcuni sindaci della provincia, Blera, Capranica, Grotte di Castro, Nepi, Vejano.
“Il perdurare della crisi economica – spiega Scolamiero -, tra le più gravi dal dopoguerra, ha conseguenze molto pesanti sul piano sociale e territoriale anche nella nostra provincia. Preoccupanti sono i dati sulla disoccupazione, e in particolare su quella giovanile, attestatasi ad una percentuale tra le più alte nella regione. Sono in forte aumento i suicidi, le imprese e le famiglie non ce la fanno più e si trovano in grande difficoltà”.
Ma nella crisi è necessario trovare la speranza.
“Nei periodi di crisi si devono trovare sintesi nuove – afferma il prefetto -, si devono aprire pagine diverse di storia; ecco perché, in questo senso, la crisi si associa alla responsabilità, ma anche alla speranza.
Ritengo che le due parole siano due facce della stessa medaglia. Un’autentica opera di responsabilità include anche un esercizio di speranza che, a sua volta, per essere vera, deve essere operosa”.
La festa della Repubblica deve dare un segnale importante.
“Celebrare la festa della Repubblica – sottolinea il prefetto Scolamiero – non è fare retorica, ma un modo di rinnovare il nostro impegno”.
Subito dopo il discorso del prefetto alcuni cittadini della Tuscia sono stati insigniti dell’onoreficenza dell’Ordine al merito della repubblica italiana perché, spiega Scolamiero, sono i veri punti di forza della Tuscia.
A chiudere la giornata l’esibizione della corale polifonica di Bagnaia diretta dalla maestra Loredana Serafini e accompagnata dal maestro Ferdinando Bastianini. Ha eseguito il Va pensiero di Giuseppe Verdi, l’Ave Maria di Dobici e l’Inno di Mameli.
Il discorso del prefetto di Viterbo, Antonella Scolamiero
Saluto le autorità civili, militari e religiose presenti; i gonfaloni del comune e della provincia di Viterbo, degli altri comuni della Tuscia, i medaglieri e i labari delle associazioni combattentistiche e d’arma.
Saluto le associazioni civili e di volontariato, le organizzazioni sindacali, gli organi di stampa locale intervenuti.
Un saluto caloroso a tutta la cittadinanza che, come sempre, risponde con partecipazione a questo appuntamento ed un ringraziamento a tutti coloro che si sono prodigati per l’organizzazione della cerimonia.
Una festa della Repubblica che in questi ultimi anni sentiamo di dover celebrare con convinzione e con spirito di coesione sociale e territoriale, proprio in ragione del prolungato periodo di crisi che ha investito il nostro paese che non può e non deve intaccare, comunque, il significato profondo di questa giornata.
Autorità, cittadini, il perdurare della crisi economica, tra le più gravi dal dopoguerra, ha conseguenze molto pesanti sul piano sociale e territoriale anche nella nostra provincia.
Preoccupanti sono i dati sulla disoccupazione, e in particolare su quella giovanile, attestatasi ad una percentuale tra le più alte nella regione.
A questi dati si aggiungono quelli sul disagio sociale: le persone a rischio povertà o in condizioni di pesante privazione materiale sono cresciute molto negli ultimi anni, così come, purtroppo, gli episodi di lesione personale estrema.
Come prefetto, vengo quotidianamente a conoscenza di aspettative, preoccupazioni di persone, famiglie, imprese in gravi difficoltà.
La crisi che stiamo vivendo però non deve provocare solo sconforto, ma deve imporre a tutti la ricerca di un confronto aperto e costruttivo sulle soluzioni da perseguire.
Nei periodi di crisi si devono trovare sintesi nuove, si devono aprire pagine diverse di storia; ecco perché, in questo senso, la crisi si associa alla responsabilità, ma anche alla speranza.
Ritengo che le due parole siano due facce della stessa medaglia. Un’autentica opera di responsabilità include anche un esercizio di speranza che, a sua volta, per essere vera, deve essere operosa.
Ho molto apprezzato, al riguardo, le parole che, Silvia Fancello, venticinquenne neo laureata in biologia molecolare, ha letto durante la celebrazione della festa del lavoro al Quirinale: “Signor presidente – così recitava nel messaggio la ragazza- vorrei esprimerle le pene e l’ angoscia di coloro che non trovano lavoro e di chi ha pure smesso di cercarlo, vinto dalla disperazione e dallo sconforto.
In questo momento di grave crisi economica, quello che chiediamo è che oggi non si rimanga fermi solo alle parole, in modo da far riemergere quella speranza di cui, ormai da troppo tempo, non si percepisce il profumo.
Noi giovani chiediamo incoraggiamento da parte delle istituzioni, chiediamo alle imprese di investire sui giovani in cerca di occupazione perché il lavoro è il motore del paese, chiediamo cioè di rinnovare quelle speranze così afflievolite in tutti noi”.
Allo stesso modo, mi hanno molto colpito le parole che il santo padre ha rivolto di recente ad un gruppo di operai in difficoltà, chiedendo a tutti i responsabili di compiere ogni sforzo di creativita’ e di generosita’ per riaccendere la speranza nei cuori di tutte le persone disoccupate a causa della grave crisi economica.
Credo sinceramente che, a cominciare dalla prefettura, questo periodo possa e debba essere l’inizio di un nuovo modo di essere istituzione.
Dobbiamo tutti continuare, ma con rinnovato slancio e ancor più partecipata determinazione, a rappresentare un sicuro punto di riferimento. E allora sì che potrà esserci speranza per le imprese ed i lavoratori di questo territorio, per le famiglie, per i nostri giovani.
Verso questi ultimi abbiamo il dovere di restituire certezze, legittime aspirazioni e nuove opportunità.
L’economia della Tuscia sta registrando segnali di ripresa, a dimostrazione di una voglia di fare e di ripartire.
Dobbiamo lavorare insieme perché il nostro territorio possa essere ancora protagonista e sono certa che tutti i partners istituzionali e sociali concorreranno all’obiettivo comune.
Le eccellenze, nell’imprenditoria locale, esistono e si fanno valere non solo in italia, ma anche all’estero.
Parliamo di prodotti della terra, nocciole, olive, con il marchio dop; parliamo dei vini della tuscia che hanno ottenuto importanti riconoscimenti nazionali; parliamo di caseifici, panifici che sono riusciti a distinguersi in selezioni molto impegnative con le loro specialità alimentari; parliamo di aziende, qualcuna addirittura nata a gestione familiare che, nel tempo, con incosciente ottimismo, hanno visto crescere il loro fatturato, creato nuovi posti di lavoro e internazionalizzato il proprio manufatto.
Mi è molto piaciuto il titolo dato ad un convegno svoltosi recentemente: “L’oro degli etruschi”. Cultura, turismo, terme: anche queste possono essere opportunità trainanti per la crescita economica viterbese e fondamentali risorse da un punto di vista occupazionale.
Ecco perché celebrare oggi la festa della Repubblica, onorare i simboli della nazione, non significa fare retorica ma profondere, con rinnovata forza, il nostro impegno.
Anche per questo motivo quest’anno, modificando il cerimoniale classico di questa giornata, ho voluto inserire un altro momento di vicinanza tra le istituzioni ed i cittadini della tuscia.
Tra le autorità militari e civili schierate sono presenti alcuni cittadini di questa provincia a cui è stata conferita l’onorificenza dell’ordine al merito della Repubblica italiana.
Sono persone normali – tra virgolette – che, quotidianamente, con la loro attività, la loro onestà la loro professionalità, sono testimoni della ricchezza sociale, culturale ed economica della provincia viterbese; una ricchezza che è condizione essenziale di crescita.
Per questo ho chiesto ai sindaci che amministrano le comunità a cui appartengono gli insigniti, di festeggiare insieme ai propri concittadini, cittadini che portano con sé le tradizioni di dedizione al lavoro, di cultura sociale e di partecipazione; veri punti di forza per rilanciare l’immagine della Tuscia ed accreditare a tutti i livelli la certezza dell’impegno.
Procederò fra poco al conferimento ufficiale, con l’auspicio che tale consegna possa rappresentare un esempio per tutti noi ma soprattutto per le giovani generazioni, a cui lascio per qualche minuto la parola.
Auguri e buona festa.
Viva la Repubblica! Viva l’italia!
Antonella Scolamiero
Il prefetto della provincia di Viterbo
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