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Cronaca - Maurizio Pinna interviene sulla visita della presidente della camera Laura Boldrini al largo di Siracusa sulla nave san Giorgio

“Marò, come si può restare indifferenti?”

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Maurizio Pinna (Lega Federalista)

Maurizio Pinna (Lega Federalista) 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Non volevo ritornare sul caso dei fucilieri della marina militare, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, per quanta letteratura è stata pubblicata, invano, nei due anni e mezzo della loro prigionia in India, ma poi i sentimenti hanno prevalso sullo scoraggiamento imponendomi di trascrivere quanto segue, così, tanto per profonda solidarietà e preoccupazione verso i nostri colleghi, fratelli, figli.

La presidente della Camera Laura Boldrini lo scorso 20 giugno è arrivata in visita sulla nave San Giorgio, al largo di Siracusa, in occasione della giornata del rifugiato. Chi ha visto le riprese mandate in onda dal telegiornale, potrebbe non aver notato un particolare su cui, invece, è il caso di soffermarsi.

La presidente Boldrini si accinge a passare avanti un picchetto del battaglione San Marco che nel rendere gli onori all’autorità con il “presentat’arm” grida: “Marò”, come di consuetudine. Il volto compiaciuto della Boldrini accenna un sorriso e prosegue diritta.

“Marò”! Come si può restare indifferenti, o distratti, di fronte a un tuono di uomini in uniforme mimetica che al loro grido ricordano, inevitabilmente, i marò dimenticati in India? Anzi, diciamola tutta così com’è, riconsegnati agli indiani – come un pacco postale post natalizio – senza la certezza che venissero restituiti al Paese che li ha comandati in un servizio antipirateria per conto dell’Onu?

Forse la presidente era emozionata o non può modificare il cerimoniale?

Ma anche queste attenuanti non possono reggere di fronte alla penosa gestione della vicenda che ha colpito i fucilieri della marina militare, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Anche se il motivo della visita a Siracusa era di altra natura, anche se sulla nave San Giorgio, alla presenza del capo di Stato maggiore della marina militare, ammiraglio Giuseppe De Giorgi la presidente Boldrini, riferendosi all’operazione “Mare nostrum”, ha pronunciato “Siate orgogliosi di quello che fate, il vostro operato rende onore al nostro Paese” perché “la cosa più importante che si può fare è salvare vite umane“, personalmente avrei voluto vedere che, passando avanti a quel picchetto d’onore, dopo il loro grido, espressione di orgoglio, fede e obbedienza alla nazione, si fosse fermata pronunciando qualche parola di vicinanza istituzionale a Latorre e Girone, meglio ancora se condite da parole di compiacimento per la loro sovrumana pazienza dimostrata.

Certo, non tutti possiamo provare gli stessi sentimenti così come ognuno vede ciò che vuole, quindi la risposta diplomatica a questa mia osservazione potrebbe essere: non era quella la sede e la circostanza.

Bene, nemmeno i nostri marò dovevano trovarsi per un solo istante nella condizione di arrestati dall’India, e invece ci stanno facendo le ragnatele. E pensare che anche il presidente del consiglio Renzi, subito dopo il suo insediamento, indicò il caso marò come una priorità del suo governo, ma tutto tace.

Le parole, lo sappiamo, si possono pronunciare secondo l’occorrenza e tante ne sono state pronunciate invano sul pericoloso e vergognoso caso, ma la Boldrini era lì, a ricevere gli onori dei commilitoni di Latorre e Girone, puniti, con le loro famiglie, per aver obbedito alla patria.

Per questa oggettiva ragione credo di non sbagliare se pensassi che in molti avremmo voluto sentire rivolgere un pensiero ai nostri sottufficiali della marina militare trattenuti dal governo indiano.

Se poi, in separata sede, Boldrini ha espresso quanto avrei auspicato di sentire in quell’occasione, sulla nave San Giorgio, mi scuso, ma credo che sia un diritto di tutti gli italiani sapere pubblicamente cosa pensano, dicono e fanno le nostre istituzioni per questo caso così assurdamente gestito.

Maurizio Pinna

 


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27 giugno, 2014

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