Viterbo – È vero che Pietro Benedetti doveva essere in forma smagliante: e la sua giullarata di piazza così come il reading poetico (tra le terzine immense di padre Dante e gli onesti versicoli del sottoscritto) declamato giù-giù nel cupo di Viterbo Sotterranea hanno strappato più di un applauso a scena aperta. Così come hanno raccolto calorosi consensi le percussioni di Roberto Pecci, sempre in bilico tra tamburi guerrieri da assedio medievale e sonorità liquide da sgocciolii e percolamenti ipogei. Mentre apprezzatissima è stata la degustazione finale con prodotti tipici della Tuscia allestita da Tesori d’Etruria (fotogallery).
Ma la vera notizia stanotte – al termine di questa passeggiata/racconto “surplace”, in verticale fin giù nel ventre di Viterbo (nel suo intestino tenue, vorrei dire) e nell’immaginario comunale medievale – la vera notizia a me sembrano loro: il pubblico. Due ore e mezzo ad ascoltare senza sosta storie di vita, canti e racconti tra Boccaccio, tombaroli maremmani, stornelli viterbesi e la prosa di Mario Signorelli (il professore che parlava con gli etruschi). Due ore e mezzo in piedi e stretti-stretti gli uni agli altri, in fondo a quel meandro. Eppure, un silenzio che ronzava saturo d’intensità.
Perché? Forse perché il nostro pubblico ha ormai saputo far sua una verità semplice quanto dirimente, paradossale solo in apparenza: che i luoghi svaniscono se manca un racconto pubblico che sappia raccontarli. Alla comunità locale come al turista di passaggio. Come scriveva Giovanni Comisso (uno che di luoghi e di turismo doveva capirne un po’ più di certi soloni nostrani): tutto il mondo sta in un metro quadrato. O come sosteneva Robert Louis Stevenson (sì, proprio lui, quello dell’Isola del tesoro), un altro che di viaggi e di paesaggi dovette intendersene non poco: può esserci più varietà di bellezza nel breve salto di un rivo di campagna che in tutte le cascate del Niagara. E quindi tu puoi pure avere sotto i tuoi piedi le piramidi egizie o le fogne-città di Parigi ma non sapere che fartene. Perché non hai sguardo. Perché pensi di saperla tanto lunga ma la verità è che non la sai proprio raccontare. E dunque, hai voglia a sfregare la lampada: il Genius Loci resta muto. E tutti i tuoi tesori valgono meno di zero. E prima o poi moriranno.
Bagattelle a parte, Tesori d’Etruria e il sottoscritto cominciano a prenderci gusto. Così che qualcuno si è voluto prenotare già ieri sera per la prossima tappa di questo never ending tour tra luoghi e narrazioni: l’appuntamento è per le 21 di venerdì 20 di fronte alla chiesa di Santa Maria della Salute (sotto via Ascenzi). Il titolo dell’iniziativa: Etruria Urbs: le frottole di Annio da Viterbo e i suoi seguaci.
È previsto un tenero omaggio a Urcionio il fosso sepolto di Viterbo e alle prose del tenero Don Chisciotte viterbese Mario Signorelli: vero folle erasmiano che nell’Italia del boom economico finì per sostituire ai nobili valori della cavalleria medievale una aristocratica Etruria tutta di sogno.
Antonello Ricci
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