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Viterbo - Visita a Belcolle dei consiglieri regionali Sbardella e Sabatini - Impossibile reggere l'urto dei codici rossi

Pronto soccorso al collasso con metà del personale

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Daniele Sabatini, Gianmaria Santucci, Pietro Sbardella e Roberto Talotta

Daniele Sabatini, Gianmaria Santucci, Pietro Sbardella e Roberto Talotta

Ubertini, Sabatini, Santucci, Sbardella, Talotta

Ubertini, Sabatini, Santucci, Sbardella, Talotta

Belcolle - Il pronto soccorso

Belcolle – Il pronto soccorso

Ubertini, Sabatini, Santucci, Sbardella, Talotta

Ubertini, Sabatini, Santucci, Sbardella, Talotta

Belcolle - Il pronto soccorso

Belcolle – Il pronto soccorso

Viterbo – (g.f.) – Un pronto soccorso al collasso e c’è quasi da gridare al miracolo se la struttura a Belcolle riesce ancora a rimanere aperta.

Ieri la visita dei consiglieri regionali Daniele Sabatini e Pietro Sbardella, accompagnati dai colleghi comunali Gianmaria Santucci e Claudio Ubertini, insieme a Roberto Talotta di Fondazione, ha restituito un quadro a dir poco sconfortante.

Due infermieri a turno, sette in tutto per quindici posti letto, il neurochirurgo a “mezzo tempo”, personale la metà di quanto ne servirebbe, un’elisuperficie non operativa su tutte le 24 ore.

“La situazione che abbiamo riscontrato è gravissima – spiega Santucci – gente che rimane in attesa per giorni, anziani, una situazione insostenibile.

Parlo da cittadino, io non credo che il personale così com’è possa fare di più. Non credo proprio”.

Dovrebbe fare di più, molto di più, chi sta al vertice. Il commissario Nicola Zingaretti.

“Questo è un dea di primo livello – incalza Sbardella – ha la metà degli infermieri che servirebbero e copre tutta la provincia.

Ha il dea di secondo livello di riferimento a ottanta chilometri in linea d’aria, a Roma e non ha una pista per l’elisoccorso h24.

Non servono tanti soldi, qualcuno facesse pace col cervello e trovasse il modo per dotare Belcolle di un’elisuperficie sempre operativa”.

Con un simile quadro, Sbardella si chiede come si possa andare avanti. “Come fa il pronto soccorso a reggere l’impatto di codici rossi. Ne arrivano più di molti ospedali romani”.

Ogni anno entrano al pronto soccorso di Belcolle 50mila pazienti, una media di 150 al giorno. Pronti a una lunga attesa.

“Se il commissario straordinario Zingaretti non riesce a mantenere gli impegni assunti, lo dica – dice ancora Sbardella – o si dimetta. Qui si chiedono i livelli mini d’assistenza.

Deve battere i pugni sul tavolo del governo, sul blocco del turn over o sulla rigidità del piano di rientro nella sanità, che tenga fuori un settore nevralgico come il pronto soccorso”.

Grave è la situazione anche per Sabatini. “Nonostante l’impegno di chi lavora e dei responsabili – precisa Sabatini – il fatto che si decida se perdere per un mese la figura di un neurochirurgo, oppure utilizzarlo dal lunedì al venerdì fino alle 15, la dice lunga.

Questa Asl, su dodici è l’unica che viene mantenuta in una situazione di grave incertezza per la gestione e la direzione.

Non ha un direttore generale, ma un commissario commissariato, che non ha superato il vaglio della commissione sanità”.

Per Sbardella serve un impegno straordinario e lo chiederanno in Regione a Zingaretti, così come Santucci e Ubertini promettono di tornare alla carica con il sindaco Leonardo Michelini.

Un suo intervento, essendo oltre il primo cittadino del capoluogo, anche a capo della consulta provinciale della sanità.

“Anche perché – conclude Ubertini – con l’arrivo dell’estate, una situazione già difficile è destinata a peggiorare”.

 


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10 giugno, 2014

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