Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Da lunedì 16 giugno 2014 i pendolari che partono dalla stazione di Orte alla volta della capitale avranno un treno in meno. Questa mattina, lunedì 9 giugno, girava un’allarmante notizia tra i tanti che, come me, si recano per lavoro tutti i giorni a Roma: “dal 16 di giugno il treno delle 8,01 non fermerà più a Orte”.
Non è che sia stato soppresso. Semplicemente è un treno pagato dalla regione Umbria e noi che siamo della regione Lazio ahimé non possiamo più sfruttare questo “benefit” sovvenzionato da un’altra regione.
Sembra quasi surreale, degno di note tragedie greche o di memoria quanto meno kafkiana, perché in un mondo dove ogni giorno ci dovremmo sentire sempre più cosmopoliti, siamo qui a vedere litigare le regioni da un lato (e i rispettivi comitati pendolari) e Trenitalia dall’altro su servizi e corrispettivi dei treni regionali con l’unica conseguenza, che poi è sempre la stessa, a pagarne le conseguenze sono i soliti noti: i pendolari (questa volta quelli laziali).
Certo c’è chi sosterrà che tanto c’è il treno delle 7,50, cosa vuoi che siano 10 minuti prima! Effettivamente non sono proprio nulla e andrebbe anche bene prenderlo, peccato che il treno sia letteralmente sovraffollato, così come quello delle 8,01 (fermata soppressa) e il treno delle 8,16, un Intercity, non solo costa il doppio ma è anche inaffidabile, perennemente in ritardo.
Mi piacerebbe proprio conoscere gli “illuminati” amministratori delle nostre regioni e di Trenitalia che tanto si adoperano per migliorare una situazione dei viaggiatori che è già al limite della tanto provata resilienza dei pendolari.
Proposta provocatoria: visto che i treni umbri per recarsi a Roma devono attraversare il territorio laziale, facciamogli pagare un tassa con la quale finanziare la sosta del treno!
Proposta sensata: in considerazione del fatto che il treno non è stato soppresso e, si fermi o no nella stazione di Orte, non cambia di una virgola il costo sostenuto, non potrebbero le regioni accordarsi e pagare Trenitalia anche in funzione del numero degli utenti?
Perché noi siamo cittadini italiani e le tasse prima di pagarle alle regioni le paghiamo allo stato e ci piacerebbe tanto essere un po’ di più tutelati.
Ciò posto, rivolgo un invito agli amministratori (comunali, regionali e statali) nonché ai vertici di Trenitalia di riconsiderare la poco sensata decisione adottata.
Natalia Rettore
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