Viterbo – (g.f.) – Il matrimonio è stato celebrato, adesso è tempo di presentare lo sposo: Mauro Barlozzini.
E’ lui il candidato alla presidenza della Camera di Commercio per Confartigianato, Ascom, Federlazio e Confesercenti. Obiettivo, guastare la festa al suo avversario, Domenico Merlani. Non sono esattamente d’amore le considerazioni rivolte al suo rivale.
“Noi uniti lo siamo. Quattro sigle insieme fin dall’inizio – afferma Barlozzini, appena ufficializzato da Andrea De Simone (Confartigianato) – qual è il collante che tiene uniti gli altri? Noi abbiamo fatto un matrimonio, dall’altra parte no.
Perché dei sostenitori di Merlani, solo Unindustria, Cna e Legacoop hanno sottoscritto un’intesa, il resto – sostiene Barlozzini – sono strette di mano”. Ovvero, Cgil, Cisl e Uil, Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Confcooperative. Con loro il direttore Ascom andrà a parlare.
La candidatura di Merlani è stata presentata più di quattro mesi fa, quella di Barlozzini arriva solo oggi. “Dopo tutto questo tempo – osserva Barlozzini – loro in consiglio sono riusciti a essere in quattordici per quando si dovrà votare. Che lettura danno del risultato?
Noi siamo in undici, ma loro dopo tutto questo tempo, sono fieri di questo mezzo fallimento? Non hanno i numeri per eleggere il presidente. E’ un’intesa che non ha dato i suoi frutti”.
Per votare il successore di Palombella il percorso è complesso. I consiglieri camerali sono 28, al primo consiglio ne servono 21 per dare l’ok al presidente. Altrimenti, dopo due votazioni si ritorna a distanza di quindici giorni e a quel punto serve la metà più uno. Quindici. A Merlani ne manca uno.
“Se nemmeno alla terza votazione esce il nome – anticipa Barlozzini – si va al ballottaggio fra i due più votati e se nemmeno questo dà un risultato, si rifà tutto.
Siamo nella città dei Papi”. E del conclave infinito. Tutto lascia presuppore che però stavolta i viterbesi non andranno a scoperchiare il tetto della camera di commercio.
“Se si parte con una candidatura come quella di Merlani, con un certo tipo d’impostazione – insiste Barlozzini – e il risultato è questo, non raggiungere la maggioranza, vale la pena insistere o meglio ragionare d’altro? Qualcuno se ne dovrà rendere conto, noi il segnale d’allarme l’abbiamo lanciato”.
Per il direttore Ascom e i suoi, la soluzione è una sola: “ Con un accenno di ripensamento da parte di Merlani – osserva Barlozzini – qualche situazione la apre.
Noi dialogheremo con gli altri, i consiglieri, per capire cosa impedisce il sostegno. L’impegno che Merlani ha preso non sembra essere riuscito a portarlo in fondo. Fino a che punto lo vogliono sostenere?”.
E De Simone rincara: “Abbiamo atteso mesi – spiega De Simone (Confartigianato) – tentando una mediazione, ora c’è un nostro nome…”. Su quello gli altri dovrebbero convergere. A qualcuno lo chiederanno. “Perché la loro è una coalizione eterogenea, mentre noi siamo omogenei – precisa Barlozzini – speravano in un’aggregazione progressiva dietro un nome, hanno voluto servire un piatto già cucinato”. Che ora vogliono far portare indietro. Si chiami il cameriere.
Dal fronte Ascom, Federlazio, Confartigianato e Confesercenti, il tentativo è puntare sulle “contraddizioni interne agli avversari”.
Quindi: “Si sono legati a un esponente Unindustria – continua Barlozzini – il cui presidente a livello nazionale vuole chiudere le camere di commercio. Come fa la Cna a conciliare questa posizione, se l’altro giorno è uscita sui giornali con Luigia Melaragni in difesa dell’ente? Come faranno i sindacati, di fronte a una ristrutturazione che peserà anche in termini occupazionali?
Da noi è rappresentato tutto il mondo del commercio e del turismo, loro hanno l’agricoltura. E’ una scelta di posizione, di programmi, di persone o altro?”.
Un po’ di retro pensiero potrebbe aiutare a capire. “C’è stato un travaso – ricorda Barlozzini – dall’impresa alla politica con Michelini sindaco. Lo abbiamo accolto con favore, ma il viceversa non ci entusiasma, non possono arrivare pressioni dalla politica. La camera di commercio è delle imprese”.
Quindi ancora qualche numero: “Il consiglio camerale uscente – ricorda Barlozzini – aveva cinque rappresentanti e due in giunta di Unindustria. Per quanto ne sappiamo, scenderanno a quattro, perché uno, relativo ai servizi, andrà alla cooperazione.
Quindi gli industriali nell’ente sono gli unici a diminuire insieme a Confagricoltura che non ha più rappresentanti. In questo quadro si sceglie un candidato fra chi ha perso di rappresentatività, perché tutto nasce da cinque anni fa, un’intesa a carte coperte quando è stato rieletto Ferindo Palombella.
Non si può pretendere d’essere il cavaliere della situazione, se i numeri non ci sono è tempo che pure in camera di commercio prevalga la meritocrazia”.
Logica conseguenza: “Lo offriamo noi – precisa De Simone – un candidato per aggregare, visto che non c’è stata condivisione. A Viterbo sono maturi i tempi per un nome che arrivi dal mondo del turismo e del commercio”. Barlozzini, ovviamente.
Dal canto suo Giuseppe Crea di Federlazio fa notare come la sua associazione abbia aderito non per logiche di carattere regionale, mentre Vincenzo Peparello di Confesercenti, con una lunga militanza all’interno della camera di commercio, sostiene come in giunta non si dovrà andare alla spaccatura: “Non ci andremo a contare – precisa Peparello – ma la candidatura dall’altra parte taglia fuori due settori, commercio e turismo, i più importanti e strategici anche per numero d’addetti e fatturato”.
C’è il mondo agricolo, schierato con Merlani. Da questa parte li vedono come tirati per la giacchetta: “O indecisi – sostiene Barlozzini – nell’attribuzione dei seggi le tre associazioni, Coldiretti, Confagricoltura e Cia sono corse ognuna per proprio conto, non in modo coeso e una è rimasta senza, Confagricoltura, a vantaggio di Coldiretti che è passata da due a tre rappresentanti”.
Dopo avere spiegato in modo esauriente le ragioni del no a Merlani, ci sono le linee guida del gruppo di Barlozzini, il programma.
Monitoraggio continuo della situazione, collaborazione col mondo bancario che in consiglio ha un rappresentante, spingere sulle politiche attive per commercio, turismo, artigianato e cultura, internazionalizzazione delle imprese e una presenza forte in Unioncamere Lazio, dove si prendono le decisioni.
“Il confronto inizia oggi – conclude Barlozzini – siamo in rincorsa, ma anche freschi. Cominciamo a correre”.
Una corsa inevitabile: “Finora – osserva Crea – dall’altra parte ci sono stati solo timidi approcci. E pure sbagliati”.
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