Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ieri mattina ho accompagnato mio padre (85 anni, quattro bypass aortocoronarici, pacemaker) all’ospedale Belcolle per un ecocardiogramma.
Era stato ricoverato nello stesso nosocomio (tra l’altro pressoché l’unico della provincia) per uno scompenso cardiaco dal 19 giugno al 4 luglio nel reparto di medicina, ma poiché non era possibile effettuare l’ecocardiogramma durante la degenza (c’era la fila…), era stato richiamato in quello che internamente è chiamato codice 5, per ieri 15 luglio.
Avendo mio padre il permesso di parcheggio per disabili, ho cercato vanamente posto davanti all’ingresso al piano -3, per cui mi sono fermato dove potevo e in fretta e furia l’ho fatto scendere e accompagnato all’ingresso, “parcheggiandolo” su una sedia. Ho quindi parcheggiato l’auto (parecchio lontano) e sono tornato per farlo salire al reparto (piano 5).
Purtroppo mio padre è anche convalescente da una frattura a una vertebra, per cui indossa un busto e non può stare molto in piedi, per cui ho chiesto all’ingresso (discharge room) una sedia a rotelle, ma mi è stato risposto che pur avendone non potevano darmene (vedi foto delle sedie accatastate) perché non a norma e che dovevo chiederla in reparto.
Ho fatto di corsa i dieci piani che mi separavano dal reparto (l’ascensore è quasi una pia illusione), dove mi veniva detto che non ne avevano a disposizione, per cui dovevo fare altrimenti. Altri dieci piani (in discesa va un po’ meglio) e torno giù, anche per vedere che fine aveva fatto mio padre (tra l’altro all’ingresso tirava la bora) e lo trovo rassegnato ad aspettare. Inveisco verso la signora della discharge room, che mi dice di andare alla direzione sanitaria al piano zero, e via, nuova corsa per le scale. Entro avvelenato e là un’altra signora tranquillamente mi dice di aspettare che avrebbe telefonato.
Dopo un po’ torna e mi spedisce al piano -1, dove l’ennesima signora mi dice di tornare giù da mio padre, che ci avrebbe pensato lei. Torno giù, passano ancora interminabili minuti, finché l’ultima signora si presenta con un inguidabile catorcio (vedi foto), quello sì che era a norma (basta vederlo). Alla fine l’appuntamento era per le 11, noi eravamo arrivati in ospedale alle 9,45 e abbiamo fatto appena in tempo a raggiungere la stanza in cardiologia dove fare l’esame.
Sono disgustato e affranto per quanto successo (pensate a qualcuno anziano che ha bisogno d’aiuto e non è accompagnato da nessuno), possibile che bisogna subire un simile trattamento quando si è già in condizioni di difficoltà fisiche. Spero che qualcuno ci salvi da questo scempio!
Andrea Aquilani
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