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Orte - Protesta in stazione del comitato pendolari - Stop alla corsa che da oggi non effettua più la fermata per far salire i passeggeri

Bloccato il treno delle 7.59

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Orte, la protesta dei pendolari in stazione

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Orte, la protesta dei pendolari in stazione

Orte, la protesta dei pendolari in stazione

Orte, la protesta dei pendolari in stazione

Orte, la protesta dei pendolari in stazione

Orte, la protesta dei pendolari in stazione

Orte, la protesta dei pendolari in stazione

Orte – (g.f.) – Bloccato il treno delle 7.59.

E’ una delle due corse che a partire da oggi non avrebbe dovuto più fermarsi alla stazione di Orte, ma la protesta del comitato pendolari, almeno stavolta, ha imposto lo stop e i passeggeri sono potuti salire. Fermata straordinaria.

L’appuntamento è alle sette, ma trattandosi di treni, un minimo di ritardo è scontato. I pendolari cominciano a raggrupparsi al binario uno, non sono molti, ma fanno rumore. Più di cinquanta. C’è anche il sindaco di Vasanello Porri e altri rappresentanti di comuni (Fotocronaca: Pendolari bloccano il treno).

Qualche bandiera, un megafono.

Invitano i “colleghi” al terzo binario a unirsi alla protesta. Perché: “Stavolta hanno tolto questo treno, ma presto toccherà anche ad altri”.

Se ne muovono pochi. Perciò sono i manifestanti ad andare dall’altra parte, unendosi ai viaggiatori in attesa.

Arriva il treno da Terontola per Roma, cominciano i fischi, grida contro l’Umbria. E’ la regione ad avere stabilito che non si debbano più fermare a Orte le due corse e qualcuno propone: “Via l’Umbria dall’Italia”. Misura forse un po’ eccessiva.

Il convoglio riparte e la carovana dei manifestanti cambia piattaforma. Si va al binario cinque. E’ lì che passa da oggi, ma senza fermarsi, il treno delle 7.59 proveniente da Perugia e con destinazione Roma.

Dagli altoparlanti arriva l’annuncio della corsa in transito e in contemporanea dal megafono parte l’appello al capostazione: “Fermate quel treno, come prevede la norma sulla sicurezza”.

C’è chi guarda in direzione del convoglio che sta arrivando e chi, invece tiene d’occhio il semaforo dalla parte opposta. E’ rosso. Il treno si ferma.

Qualcuno canta vittoria, ma è troppo presto. Il semaforo passa da rosso a verde.

La polizia vigila, nessuno scende sui binari, ma si fa in modo che il treno sia costretto a rallentare. Superata la linea gialla da parte dei passeggeri.

Entrato in stazione a passo d’uomo, alla fine si blocca. “Il treno diretto a Roma effettua una una fermata straordinaria”.

La voce non è quella elettronica che annuncia i treni, ma di un responsabile di stazione. Scatta l’applauso, ma non basta.

I manifestanti non mollano. Non si accontentano che si sia fermato, vogliono salire.

I minuti passano. Comincia anche a piovere. Fino a quando le porte si aprono. Di nuovo il grido: “Vittoria”.

Il treno riparte alle 8.36, sul convoglio solo posti in piedi. Si discute coi viaggiatori umbri.

La manifestazione è scivolata liscia, solo qualche momento di tensione quando dal treno è sceso il responsabile di un blog umbro poco tenero nei confronti dei viaggiatori ortani. Riconosciuto, i manifestanti hanno ricambiato con parole altrettanto cortesi.

Oggi è andata, ma domani?

Resta la triste impressione di una guerra fra poveri e un fornitore di servizi, le ferrovie, che insieme alle regioni interessate non riesce a trovare la giusta soluzione all’esigenza di mobilità dei cittadini. Laziali o umbri che siano.


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21 luglio, 2014

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