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Cultura - Venerdì sera nell'ambito delle “passeggiate del Santo Editore” Davide Ghaleb, racconto itinerante a cura di Antonello Ricci e Gabriella Norcia per ricordare il 70esimo anniversario di Vetralla bombardata e liberata

Borges a Vetralla (era il 1944)…

di Antonello Ricci
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Antonello Ricci

Antonello Ricci 

Vetralla bombardata

Vetralla bombardata

Vetralla bombardata

Vetralla bombardata

Vetralla – Riceviamo e pubblichiamo – Se tutti noi fossimo come quell’Ireneo Funes el memorioso, protagonista del memorabile racconto di Borges: capaci cioè di fissare per sempre nella mente ogni ricordo – nessuno escluso – di ciascun attimo della nostra vita [ma forse qui sarebbe più giusto scrivere… se, come Funes, fossimo anche noi condannati (chissà perché) a non saper scordare niente: schiavi incatenati ai lavori forzati della memoria], certo gli somiglieremmo: sul tramonto del secolo XIX, avendo neanche vent’anni, anche noi ci staglieremmo meravigliosi e mostruosi nella vita, algidi e immani come divinità: monumentali «come il bronzo», più antichi «dell’Egitto», anteriori «alle profezie e alle piramidi».

Ma per fortuna siamo solo «uomini umani» (Totò dixit) e dunque orfani del superno «diritto di pronunciare questo verbo sacro»: io ricordo. Anzi siamo uomini forse proprio perché vivendo sappiamo dimenticare.

Di più: viviamo per scordare. La memoria stessa essendo monumento fondato sulla nostra facoltà di oblio. Mentre orfani del silenzio di secoli – o di istanti: non importa, fa lo stesso – non vivremmo affatto. Pure il divino brusio delle muse – cento lingue e petto di bronzo: l’humus che tutto sa e tutto sa ridire – s’inchina su questa soglia dell’essere umani.

Così non ci stupiamo dei meccanismi ricorrenti (affascinanti quanto elementari) che paiono governare i solenni racconti dei testimoni della Vetralla 1944 (occupata sfollata bombardata liberata) raccolti nel bel volume curato da Gabriella Norcia per i tipi di Davide Ghaleb (alias il Santo Editore): Quando la guerra passò di qui I. Ricerche e testimonianze sugli eventi bellici dal 1942 al 1945 a Vetralla.

A settant’anni dai fatti, davanti al registratore acceso e al taccuino di appunti dell’indimenticato Vincenzo Marro, i “superstiti” di quella traumatica pagina della Storia si impongono come altrettanti Ulisse alla tavola imbandita dei Feaci: essi rievocano quel passaggio delle proprie vite con l’imprinting assoluto di una soggettiva e romanzesca Odissea.

Tiranneggiati dall’ineludibile senno del poi, essi tutti si rivelano mossi dal desiderio di insegnare ciò che hanno imparato; segnare/additare ciò che in quei giorni li ha segnati per la vita; spremere un sugo dalla propria esperienza; distillarne ciò che sanno di aver riconosciuto come meritevole da tramandare; scegliere nel fardello dei propri ricordi un valore esemplare da trasmettere a futura memoria. Prosaici e alati al tempo stesso. Epici e picari. A volte con lo stesso paradossale ambiguo fascinoso compiacimento (sorrisi e nostalgia) con cui i reduci della prima guerra testimoniavano la carneficina vissuta in trincea: perché quando avevi vent’anni, era comunque bello vivere. Nonostante tutto. Ma davvero possibile, tutto ciò, solo a patto di saper scordare col tempo il resto.

Discorso diverso invece (forse inverso) per la presa diretta testimoniata dall’intenso diario giovanile di Antonia Gambellini: Quando la guerra passò di qui II. Il tempo sbagliato (sempre Davide Ghaleb editore e per le cure di Gabriella Norcia). Diario – non memoriale: si badi – dalla scrittura intensa e rivelatrice proprio perché acerba. Per cui è proprio qui – dove la saggezza portata dall’età e quindi una certa dose di “coda di paglia” (sempre implicate dal buon senso del nudo tempo intercorso) non hanno ancora raffreddato la materia del vissuto.

Quando una scelta fra le “cose” di quel quotidiano era ancora impensabile – è proprio qui che le pagine di Antonia fissano il quid storico nell’incantagione splendida e impura di una vita-tutta: poiché è qui che nonostante l’ombra della guerra (il ronzio notturno angoscioso della Vedova Nera, i coriandoli/grappoli delle bombe sganciate in pieno mezzogiorno dai bombardieri, i piloti paracadutati sfigurati dalle ustioni, il paese spettralmente deserto per lo sfollamento, l’arcadia precaria dei ricoveri nelle grotte della campagna circostante), la vita-al-tempo-della-guerra si mostra per com’era: pur sempre (e comunque) qualcosa ben più della guerra, qualcosa di ben oltre. Tale da restituirci la guerra stessa, pur col suo carico di strazi – mi sarà perdonato il paradosso: assolutamente non provocatorio – colma di poesia.

È solo per il tramite di questa grazia infatti – solo grazie all’innocenza dei suoi sedici anni – che la scrittura di Antonia sa miracolosamente sublimarsi a tenere insieme, così candidamente ravvicinati, senza soluzione di continuità da una riga all’altra, morti ammazzati mitragliati e fragole e funghi di bosco, case in macerie e cicoria di campo. Cicoria onnipresente in tavola ai tempi della fame e della guerra. Ai tempi dello sfollamento e del bombardamento. Prima delle sigarette caramelle cioccolate lanciate a piene mani dai mezzi in corsa dei liberatori (ma questa è già un’altra storia).

Perché anche questo è la verità della vita: non essere mai pronti a scordare per davvero.

Antonello Ricci


Per «Le passeggiate del Santo Editore». A settant’anni dai bombardamenti e dalla liberazione. Una iniziativa in collaborazione con Pro Loco Vetralla, associazione Sasso Grosso, MusicALcentro e Frantoio Paolocci: venerdì primo agosto ore 21, appuntamento a Vetralla, nella sede della casa editrice Davide Ghaleb (via Roma 41).

Davide Ghaleb e Banda del Racconto presentano: Quando la guerra passò… a spasso per la Vetralla del 1944 – nei luoghi dei bombardamenti passeggiata/racconto con Antonello Ricci; “pillole” storiche di Gabriella Norcia e Luigi De Grandis; con la partecipazione di Olindo Cicchetti.

Come sempre il biglietto consiste nell’acquisto di un libro a scelta fra quelli del catalogo di Ghaleb Editore


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30 luglio, 2014

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