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Cultura - Venerdì 18 luglio tocca a “L’uomo che parlava con gli Etruschi” passeggiata/racconto di e con Antonello Ricci - A spasso per la città in compagnia delle visionarie pagine di Mario Signorelli

Don Chisciotte a Viterbo

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Antonello Ricci

Antonello Ricci 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – «Sicché nella nostra fantasia le tombe etrusche si confondono coi grottini o tombini dell’acqua potabile.» (Vincenzo Cardarelli)

Tra metà anni Sessanta e metà Settanta del secolo scorso ebbe il suo quarto d’ora di celebrità, assurse agli onori della cronaca: interviste su rotocalchi da barbiere; servizi televisivi domenicali (memorabile Fulvio Stinchelli che lo porta in scena su TG-l’Una, mentre riaffiora alla luce da una delle sue grotte); editori a grande tiratura che strizzavano un occhio alla moda del perispiritico e del paranormale (da Sugarco a Longanesi, mica chiacchiere).

Eh sì, proprio come Don Chisciotte, Mario Signorelli doveva aver letto molto davvero. Tanti (troppi) libri. Ma senza digerirli: lesse e lesse fino a dar di matto, col risultato di scambiare otri di vino e mulini a vento per mostri feroci e minacciosissimi giganti.

E come il tenero e nobile cavaliere dalla triste figura, anche Mario fu un folle a tema. Proprio come capitava a Don Chisciotte, ogni qual volta si toccasse questioni di cavalleria, Mario impazziva solo ed esclusivamente a proposito di Etruschi: di etruscherie, voglio dire, straviste e vissute con entusiasmi ed eccessi etrusco-maniaco-patologici.

Un folle-savio – in altre parole – di quelli di cui teorizzava Erasmo da Rotterdam: un demente il cui assoluto (dunque straziante) candore finisce per illuminare-denunciare la vera, empia follia quotidiana e le macerie morali di ogni nostra presunta (presuntuosa) normalità: basterà qui ripensare alla pazienza disarmata e disarmante, da veri capri espiatori, con cui il segaligno (e squattrinato: ma nobilissimo nell’animo) hidalgo della Mancia insieme con il suo rotondo servitore (nonché suo alter ego letterario) Sancho Panza sostengono le feroci beffe messe in scena a loro danno da certi sfaccendati aristocratici di campagna (che li hanno invitati e “reclusi” apposta in una villa): con la loro mansueta arrendevolezza i due eroi suscitano nel lettore la più risentita indignazione per il degrado e l’ignavia in cui è sprofondata la classe al potere di un impero meschino-meschino giunto ormai alla frutta del suo smisurato apogeo.

Eh sì, ne sono più che convinto: pur così straripanti di notturne cavalcate da kolossal all’italiana, di giovinette pudiche e di schiavi in perizoma (possenti e sudatissimi: come tanti Maciste da pellicola in perfetto stile “peplum”); così colme di tirate moralistico-pedagogiche, nel segno di una vera e propria “malinconia” etrusca, contro consumismo e degrado contemporaneo dei costumi; così riecheggianti di vaticini deliranti e catastrofiche profezie dal sapore post-atomico (legittimati da rivelazioni paranormali); le fittissime pagine etruscologiche di Mario Signorelli furono in realtà un unico desolante grido impotente levato all’indirizzo del proprio presente, agli uomini di quel passaggio epocale: per mostrar loro l’abisso minaccioso sul cui ciglio la storia era infine scesa a posarsi. Nevrosi dell’apocalisse, della fine di ogni tempo, che si rovescia in una specie bizzarra di messianismo paganeggiante.

Mario fu insomma sceneggiatore senza saper di esserlo: soggettista di film di genere archeologico-fantascientifico, su catastrofi e fine del mondo, utopie negative, pianeti della scimmia.

Narratore che si confuse per storiografo. Scrittore senza dono di redenzione nella purezza di una forma. Ma non per questo testimone e uomo degno di minor rispetto.

Mario Signorelli: l’uomo che parlava con gli Etruschi.

Antonello Ricci


“L’uomo che parlava con gli Etruschi”. Questo il titolo della nuova passeggiata/racconto di Antonello Ricci in collaborazione con Tesori d’Etruria – Viterbo sotterranea. Con la partecipazione di Pietro Benedetti.

Un imperdibile racconto itinerante che si snoderà per strade vicoli piazze del centro della città da piazza Luigi Concetti a piazza della Morte.

Quota di partecipazione euro 10. Anche per questa nuova iniziativa si consiglia la prenotazione allo 0761.220851.

L’appuntamento è per venerdì 18 luglio alle 21.30 davanti alle Scuole Rosse (piazza Luigi Concetti). La passeggiata si concluderà con una degustazione di prodotti tipici nei locali di Viterbo Sotterranea (piazza della Morte).


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15 luglio, 2014

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