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Viterbo - Il comitato "Non ce la beviamo" punta il dito contro l'esecutivo

“Gestione pubblica dell’acqua, assurda l’impugnazione del governo”

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Viterbo - Arsenico - La casetta dell'acqua di largo Mario di Lecce

Viterbo – Arsenico – Una delle casetta dell’acqua

Daniele Cario

Daniele Cario

Chiara Frontini

Chiara Frontini

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Venerdì 6 giugno il consiglio dei ministri ha deciso d’impugnare la legge per la gestione pubblica e partecipata del servizio idrico approvata all’unanimità dal consiglio regionale del Lazio lo scorso 17 marzo. Ma sulla base di quali motivazioni?

La lettura dei punti contestati lascia infatti qualche dubbio sulla consistenza degli stessi, tanto da far pensare ad un’errata interpretazione di alcuni passaggi del testo di legge. Un esempio su tutti la supposta violazione delle regole della concorrenza, al contrario correttamente interpretate nella legge secondo i trattati comunitari che, in materia di affidamenti di servizi di interesse generale, lasciano libertà di scelta tra ricorso al mercato o meno. Una libertà che evidentemente il governo Renzi intende limitare con un’impugnativa dal sapore chiaramente politico.

Il comitato “Noi non ce la beviamo” di Viterbo nato per rivendicare la fornitura di acqua potabile priva di inquinanti, sostiene la legge regionale ed esprime forte preoccupazione per le conseguenze di tale impugnazione. Infatti si prende di mira il testo di legge che prevede, come norma transitoria, la sospensione della cessione del servizio da parte di quei comuni che non intendono servirsi del gestore.

Proprio in questi giorni l’invito ai comuni, che ancora non l’hanno fatto, di cedere il servizio, pena il commissariamento, riporta in primo piano la responsabilità e la completa inefficienza di tante società, come Talete, la cui gestione fallimentare è sotto gli occhi di tutti, che non ha mai provveduto alla realizzazione di un piano per il problema arsenico, e che in termini gestionali è solo riuscita ad aumentare tariffe e disagi.

Inoltre si tenta di colpire al cuore l’autonomia degli enti locali, già strangolati dal patto di stabilità, ai quali il testo di legge in oggetto, proposto non a caso da 40 comuni del Lazio, riconsegna invece il ruolo di governo del proprio territorio.

Dall’altro ci si affanna a difendere i grandi interessi privati: viene infatti contestata la possibilità di revocare una concessione, qualora vi siano “gravi problemi qualitativi e quantitativi”, e di farlo senza rimborso per il concessionario. Il governo in sostanza sta dicendo: le tasche dei gestori non si toccano, non importa come abbiano svolto il loro compito, e i comuni, o consorzi di comuni, non possono permettersi di rifiutare il loro “abbraccio”. 

Sicuramente qualcuno ringrazierà il governo per questa coraggiosa difesa degli interessi privati: Acea e Suez, solo per fare degli esempi, ma molti altri si preparano invece a difendere gli interessi collettivi, e a far valere i milioni di voti per l’acqua pubblica di cui, proprio in questi giorni, ricorre il terzo anniversario.

Francesco Lombardi
Paola Celletti
Chiara Frontini
Daniele Cario
Comitato “Non ce la beviamo”


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2 luglio, 2014

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