Vetralla – Ci sono tre viterbesi tra gli indagati a piede libero del blitz anti-evasione fiscale della finanza.
Le fiamme gialle del nucleo di polizia tributaria di Viterbo hanno eseguito il provvedimento di sequestro preventivo di 11 milioni di euro a carico di sei soggetti.
Tra loro, Maurizio Farnese, dal 2007 presidente del consiglio di amministrazione della Farnese Pneumatici Spa, nota rivendita di gomme in strada Vetrallese. E poi Franco Farnese e Maddalena Cinquantini, consiglieri di amministrazione della società sempre a partire dal 2007.
I Farnese sono originari di Vetralla, come ha sede a Vetralla l’omonima azienda, mentre Maddalena Cinquantini è nata a Blera.
Gli altri tre sarebbero i presunti gestori occulti delle società cartiere che avrebbero emesso fatture per per 39 milioni 820mila euro. Si tratta di Gaetano Acanfora, Louis Frederick Acanfora e Linda Brusi. Tutti nati o domiciliati nell’hinterland napoletano.
Lo scopo sarebbe stato consentire all’utilizzatore di quelle fatture – la Farnese Pneumatici – di evadere l’Iva. Secondo i calcoli degli investigatori, l’imposta non versata all’Erario ammonterebbe a 6 milioni 357mila euro.
La procura di Viterbo ipotizza per tutti i gli indagati i reati di riciclaggio e associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. A vario titolo sarebbero poi contestati reati tributari, come l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti sempre per operazioni inesistenti.
L’inchiesta del pm Renzo Petroselli considera un periodo che va dal 2007 al 2011. E’ in questi anni che, secondo le indagini della finanza, sarebbero state emesse fatture dalle varie società-schermo gestite da Acanfora-Brusi per permettere alla Farnese Pneumatici Spa di eludere il fisco.
Il meccanismo in questione sarebbe quello della frode carosello: l’azienda avrebbe comprato gli pneumatici all’estero, con l’aiuto di società interposte, anche dette cartiere. Anziché fatturare direttamente alla ditta acquirente, si sarebbe fatto ricorso all’intermediazione delle società cartiere che, a loro volta, fatturavano all’azienda di partenza. In questo modo, la società interposta non avrebbe versato l’Iva, mentre l’acquirente l’avrebbe comunque detratta. Per un totale di più di 6 milioni di euro di imposta evasa. L’immediata conseguenza erano i prezzi estremamente competitivi per i clienti del negozio, con un’evidente alterazione del mercato e della leale concorrenza.
Il sistema della frode carosello è spesso applicato alle importazioni di autovetture dall’estero, mentre stavolta si tratterebbe esclusivamente di pneumatici, comprati in Germania.
Agli 11 milioni di euro preventivamente sequestrati con il provvedimento del gip di Viterbo Salvatore Fanti si arriva sommando imposta non versata, sanzioni e interessi.
Gli atti di indagine parlerebbero di “fatture per operazioni soggettivamente inesistenti”. Significa che la Farnese Pneumatici Spa avrebbe realmente acquistato materiale per l’importo indicato, ma da un fornitore diverso rispetto a quello riportato nelle fatture. Per questo le società vengono definite “interposte”.
Martedì l’esecuzione del provvedimento da parte della finanza, otto mesi dopo la richiesta del pm Petroselli. La somma sequestrata comprende beni mobili e immobili e quote societarie.
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