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Viterbo - Novità in arrivo dal dipartimento di scienze e tecnologie per l’Agricoltura, le Foreste, la Natura e l’Energia dell’Università degli studi della Tuscia

Serre fotovoltaiche con ombreggiatura variabile

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Università della Tuscia

Università della Tuscia 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Se da qualche tempo hanno preso piede le serre fotovoltaiche, ovvero serre vere e proprie che hanno sulla copertura, e talvolta sui lati, pannelli fotovoltaici per la produzione di energia pulita, la vera novità arriva dal dipartimento di scienze e tecnologie per l’Agricoltura, le Foreste, la Natura e l’Energia dell’Università degli studi della Tuscia.

Frutto dello studio di Alvaro Marucci, docente di Costruzioni rurali e rilievo del territorio, coadiuvato da Andrea Cappuccini, sono le serre fotovoltaiche con ombreggiatura variabile da parte degli elementi fotovoltaici.

Il problema delle serre fotovoltaiche standard è che i pannelli applicati sulla copertura della serra riducono eccessivamente, per buona parte dell’anno, la radiazione solare impedendo, di conseguenza, la normale crescita delle piante. Per quanto siano state fatte delle migliorie – il CeRsaa in Liguria ha sperimentato varie soluzioni dove i pannelli coprono a “scacchiera” la copertura – la perfezione non si è ancora raggiunta.

Il prototipo di Marucci, coadiuvato da Cappuccini, invece, potrebbe essere la vera svolta. In questo prototipo gli elementi fotovoltaici sono mobili per far sì che l’ombreggiamento vari in base alle esigenze delle piante e alle condizioni climatiche (ora del giorno, giorno dell’anno, latitudine e grado di copertura del cielo).

La serra fotovoltaica a ombreggiamento variabile, che ha il vantaggio di permettere la produzione agro-vivaistica abbinata alla produzione di energia pulita che può essere impiegata anche per il mantenimento della serra stessa, è già reale. Il prototipo di cui sopra, infatti, da due settimane è funzionante presso l’Azienda Agraria dell’Università della Tuscia.

La serra fotovoltaica in questione, che ha richiesto oltre sei mesi di lavorazione ed è frutto di anni di esperienza nel settore delle strutture per le colture protette, potrebbe essere la risposta ai problemi di coltivazione e di energia, specie nei paesi in via di sviluppo.

Top secret sulla struttura e su come funzioni perché, dicono gli inventori, è ancora tutto da brevettare ed in questa fase occorre la massima segretezza. Appena tutto sarà certificato avverrà la presentazione ufficiale della nuova serra che rivoluzionerà il sistema di coltivazione con questo metodo.

Università della Tuscia 


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30 luglio, 2014

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