Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Francesco Uda è volato via, a 56 anni, morendo contro una parete del monte Vettorre nei pressi di Norcia, in Umbria, in località Scoglio dellAquila, a quota 2.400 metri.
Dalla pagina facebook del diario di Francesco Uda: Il naso che è sul frigo di casa è di Anna; il mio è sempre con me specialmente se sono in viaggio, qualunque viaggio, da quando Lucia Caracol ce lo ha regalato come sanno alcuni amici, quando mi sento particolarmente triste lo indosso, sorrido immediatamente, penso a Lucia e alla sua vitalità e allegria, rivedo le mie stupide tristezze e lo rimetto a posto per paura di perderlo.
La notizia atroce e drammatica l’ho letta stamattina, prima domenica d’agosto malgrado scenda una pioggerellina come fosse autunno. Sì, Francesco Uda lo conoscevo bene, era un amico: Uda era considerato un pilota esperto, con una lunghissima serie di lanci alle spalle, inoltre, era anche appassionato di arrampicate sulle rocce.
La montagna era il suo ambiente, per questo i suoi amici ritengono impossibile che possa aver commesso una benché minima imprudenza. A ucciderlo, a loro dire, sarebbe stata una tragica fatalità.
L’allarme ai soccoritori è stato dato da altri piloti di parapendio in volo nella stessa area, che hanno assistito all’incidente. Sul posto sono intervenuti l’eliambulanza del 118, mentre una squadra di tecnici del soccorso alpino e spelelogico dell’Umbria ha raggiunto da terra il Pian Grande. Nonostante i tentativi di rianimazione, per il pilota del deltaplano non cè stato nulla da fare.
Francesco era un carabiniere in pensione da quando era un ragazzino, lascia l’adorata moglie Anna, compagna di tutta la sua vita che era la sua ombra, e definiva con tanto orgoglio la spericolatissima la mia Anna non si ferma davanti a niente e lascia due figli di cui andava enormemente fiero, Stefano e Gianluca.
A lui, Peter Boom attore/scrittore/teorico pansessuale, aveva lasciato la sua eredità. Cè una causa ancora in corso per l’eredità, che spero sarà gestita dalla sua famiglia, perchè questo voleva Francesco, essere riconosciuto come l’amico, di cui ti puoi fidare, da avere come sostegno.
Lui l’aveva seguito nel corso di tutti questi anni e lui aveva costruito il sito in memoria di Peter Boom, per il quale avevamo creato un gruppo su Facebook e il 26 maggio del 2012 un incontro a Bagnaia per ricordarlo.
Scriverò di nuovo presto per far conoscere una lunga lettera che Francesco Uda, carabiniere (e lo sottolineo) mi ha lasciato ma ci tengo a rendere subito pubblici alcuni suoi brani di questo suo ricordo e testimonianza (avevo scritto un articolo per la morte di Giorgiana Masi, e lui non volle subito che io esponessi la sua memoria, oggi non devo mantenere nessun riserbo).
Ecco come iniziava e chiudeva la sua mail: “Il 12 maggio 1977 cero anchio a Roma, stavo dallaltra parte, facevo il carabiniere, avevo anchio 19 anni, anzi 18 e mezzo.Inizialmente non mi sembrava il caso di dirti come sono andate le cose viste dal mio punto di vista, potresti pensare che non sarei obiettivo, ma due cosette permettimi di dirle.
Come hai detto Tu, e ne sono convinto anchio, la politica di alcuni personaggi di quel periodo, ha fatto molti danni manovrando, infiltrando, provocando, ecc. Mi sembra che lo facciano tutti quelli che hanno e vogliono mantenere il potere, non è cambiato nulla guarda cosa combinano oggi Ne avrei di cose da dirti ma tanto Giorgiana è morta e nulla la riporta indietro. Mi è sempre rimasta impressa dentro e davanti alla sua lapide ci ho portato sia mia moglie che i miei figli quando avevano unetà adeguata, perché ho sempre saputo cosa raccontare o almeno ci ho provato.
Chiudo con una mia riflessione non dico che sia stato quel 12 maggio 1977 ad influenzare tutto il resto della mia vita da Carabiniere ma sicuramente ha rafforzato quello che era la mia idea di carabiniere. Mi ricorda sempre che io devo proteggere la gente e aiutarla, sono pagato per quello e quello ho sempre cercato di fare. Per me non esiste che un carabiniere possa fare violenza, quella gratuita poi . Scusa del messaggio privato ma non mi piace scrivere nei forum o simili”.
Su Facebook, Francesco aveva scelto per la sua copertina un bambino palestinese abbracciato ad un bambino ebreo. Le foto che allego a questo breve ricordo sono per la maggior parte scattate da Francesco che amava tra le tante cose anche la fotografia. Riporto anche una certa foto in cui Francesco Click Uda scriveva la frase che Peter diceva sempre quando ci salutava: “Comportatevi male!”.
Piaceva una canzone dei Led Zeppelin a Francesco, tanto che l’aveva messa su Facebook a giugno scorso-Una scala per il Paradiso: alla fine la melodia verrà da te quando tutti sono uno e uno è tutti per essere una roccia e non rotolare via e comprare una scala per il paradiso.
Mi avevi scritto un mail. Mi sembri Peter, forse un po’ lo sei, e non è un’offesa. Un abbraccio. La conservo, con amore. Ciao amico caro scomparso come un angelo. Non perderò mai il tuo ricordo, i tuoi insegnamenti, la tua sincerità e ostinazione, il desidero di giustizia e verità.
Doriana Goracci
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