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L'irriverente - Una riflessione sulla realizzazione dell'infrastruttura

La Orte-Civitavecchia interessa a Roma e Bruxelles… e a Viterbo?

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini 

Viterbo – Dicono che a Viterbo – capoluogo di una “ancòra” provincia – il fatto che i treni possano riviaggiare sui binari da Orte a Civitavecchia non è tra i primissimi pensieri della classe politica e amministrativa.

Può darsi, anche perché il tracciato sta al di là dei Cimini e, a conti fatti, la ricerca di un’intesa con Civitavecchia per un’area vasta a nord della Capitale sembra più di facciata che di sostanza.

Ciò, però, nonostante giovedì scorso il Parlamento abbia confermato il ruolo “essenziale del Porto di Civitavecchia nel sistema logistico che collega il Centro Italia con il resto dell’Europa e del Mediterraneo”, di cui la ferrovia assicura la connessione al corridoio Ten T, prioritario asse di trasporto transeuropeo.

Per la riprogettazione della linea, Bruxelles ha impegnato un milione di euro ed altrettanti, insieme, la Regione Lazio, l’Autorità portuale e l’Interporto di Orte, perché non si tratta di un affare nostalgico degli irriducibili Bariletti, Chiricozzi e Pillon dei “Comitati”, ma di una concreta prospettiva di sviluppo anche del viterbese.

Legittimo, quindi, che Tusciaweb – rimasti senza risposta gli interrogativi di un mese fa – torni a chiedere cosa ne sarà del seguito del progetto affidato il 31 agosto 2010 in Aremol, l’agenzia pubblica regionale per la mobilità, a Italferr, società pubblica interamente delle Fs.

Dopo quattro anni e i soldi pagati, è lecito sapere – al di là delle dichiarazioni, dei “piani di bacino” e delle conferenze dei servizi interlocutorie – quali sono le intenzioni e le prospettive, in concreto?

Nelle forme che si vogliono, ma una risposta vera è attesa, per non declassare il tutto ad una mera esercitazione tecnica. Magari per buttar fumo verso Bruxelles.

Renzo Trappolini


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7 agosto, 2014

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