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Acquapendente - Lo annuncia il sindaco Bambini contro il decreto sui programmi operativi 2013 - 2015 che definisce peggiorativo per il destino della struttura depotenziando la casa della salute e il punto di primo intervento

“Ospedale, presto il ricorso amministrativo”

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Alberto Bambini, sindaco di Acquapendente

Alberto Bambini, sindaco di Acquapendente 

Acquapendente – Riceviamo e pubblichiamo – Con la pubblicazione sul Bur n. 62 del 05/08/2014, supplemento n. 2, del Decreto del Commissario ad Acta 25 luglio 2014, n. U00247 su “Adozione della nuova edizione dei Programmi Operativi 2013 – 2015 a salvaguardia degli obiettivi strategici di Rientro dai disavanzi sanitari della Regione Lazio” si ufficializza il destino dell’ospedale di Acquapendente.

“Noi non accettiamo assolutamente questo destino – dichiara il sindaco Alberto Bambini – innanzitutto perché il contenuto del decreto è peggiorativo di ciò che era stato prospettato negli incontri degli ultimi mesi, soprattutto per quanto riguarda la copertura dell’emergenza/urgenza, ed anche perché la Regione Lazio ha sì individuato delle strutture sanitarie da dotare di servizi in deroga in quanto ricadenti in zone disagiate, ma tra queste non è inserita Acquapendente.

Queste strutture hanno una dotazione di servizi quasi coincidente con le proposte che da sempre abbiamo fatto per il nostro ospedale, a dimostrazione che quelle che si chiedevano erano richieste legittime che stavano all’interno delle linee guida regionali.

È molto grave, quindi, che Acquapendente non sia stata riconosciuta tra le zone disagiate, perché forse più delle altre ne ha le caratteristiche sia geografiche che socio economiche (riconosciute anche nelle ultime delibere della Regione Lazio sulle aree interne, ecc…).

Il decreto prevede per Acquapendente una casa della salute dove praticamente scompare la degenza per acuti (otto posti letto sono una presa in giro), e anche il punto di primo Intervento viene depotenziato.

Mai avrei pensato di dover rimpiangere il tanto avversato decreto 80. Ma per Acquapendente, e di conseguenza per l’Alta Tuscia, credo che questo decreto sia peggiorativo di quello emanato dalla Polverini, dove almeno una parvenza di tutela per le aree svantaggiate era prevista, poiché il Cecad era dotato di un Primo Intervento di tipo C.

Oggi ne vale anche della dignità di chi su questa battaglia ha messo la faccia e continuerà la battaglia indipendentemente da chi è alla guida della Regione Lazio.

Subito dopo Ferragosto verrà convocato un consiglio comunale aperto, durante il quale si porterà all’approvazione un ordine del giorno che autorizzi il sindaco a presentare ricorso amministrativo contro questo decreto.

Nel frattempo mi auguro che ci siano gli spazi politico-istituzionali per riparare a questo grave danno, riconoscendo Acquapendente al pari delle altre strutture inserite nelle zone disagiate.

Altrimenti il ricorso sarà solo uno dei provvedimenti di protesta sia amministrativi che pratici che verranno messi in atto, sia dall’amministrazione comunale, sia dalle forze politiche che dai cittadini del territorio.

Concludo con una constatazione amara: se veramente la Regione Lazio ritiene che la Casa della Salute di Acquapendente (che sta nascendo senza coinvolgere i 13 Comuni che dovrebbero afferirvi, senza informare i cittadini, fino ad oggi con i medici di Medicina Generale che non hanno aderito al progetto, con una rete di servizi sul territorio praticamente inesistente e con operatori sanitari della struttura che stanno chiedendo in massa il trasferimento) sia in grado di garantire il diritto alla salute dei nostri cittadini allora questo oltre che impossibile è veramente preoccupante”.

Comune di Acquapendente


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11 agosto, 2014

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