Vetralla – Per “Le passeggiate del Santo Editore”, a settant’anni dai bombardamenti e dalla liberazione, si svolgerà un’iniziativa in collaborazione con Pro loco Vetralla, associazione Sasso Grosso, MusicALcentro e Frantoio Paolocci.
Venerdì primo agosto alle 21, appuntamento a Vetralla, presso la sede della casa editrice Davide Ghaleb (via Roma 41).
Davide Ghaleb e Banda del Racconto presentano: “Quando la guerra passò… a spasso per la Vetralla del 1944 – nei luoghi dei bombardamenti”, una passeggiata/racconto con Antonello Ricci, “pillole” storiche di Gabriella Norcia e Luigi De Grandis, con la partecipazione di Olindo Cicchetti. Come sempre il biglietto consiste nell’acquisto di un libro a scelta fra quelli del catalogo di Ghaleb Editore.
Per fortuna che siamo solo “uomini umani” (Totò dixit) e dunque orfani del superno “diritto di pronunciare il verbo sacro”: io ricordo.
Anzi siamo uomini forse proprio perché vivendo sappiamo dimenticare. Di più: viviamo per scordare. La memoria stessa essendo monumento fondato sulla nostra facoltà di oblio. Pure il divino brusio delle muse – cento lingue e petto di bronzo: l’humus che tutto sa e tutto sa ridire – s’inchina su questa soglia dell’essere umani.
Così non ci stupiamo dei meccanismi ricorrenti (affascinanti quanto elementari) che paiono governare i solenni racconti dei testimoni della Vetralla 1944 (occupata sfollata bombardata liberata) raccolti nel bel volume curato da Gabriella Norcia per i tipi di Davide Ghaleb (alias il Santo Editore): Quando la guerra passò di qui I. Ricerche e testimonianze sugli eventi bellici dal 1942 al 1945 a Vetralla.
Discorso diverso invece (forse inverso) per la presa diretta testimoniata dall’intenso diario giovanile della vetrallese Antonia Gambellini: Quando la guerra passò di qui II. Il tempo sbagliato. Diario dalla scrittura intensa e rivelatrice proprio perché acerba. Le pagine di Antonia fissano il quid storico nell’incantagione splendida e impura di una vita-tutta: poiché è qui che nonostante l’ombra della guerra, la vita-al-tempo-della-guerra si mostra per com’era: pur sempre (e comunque) qualcosa ben più della guerra, qualcosa di ben oltre.
Antonello Ricci
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