Soriano nel Cimino – Dal 12 al 15 agosto il Tuscia operafestival farà di nuovo tappa a Soriano nel Cimino dopo l’esibizione del 3 agosto.
Si inaugura la Stagione internazionale di musica da camera dedicata ai giovani provenienti da varie parti del mondo.
Questa volta cornice dell’evento sarà il Castello Orsini.
Una ulteriore conferma del percorso intrapreso da Soriano nel Cimino verso tutte le forme di espressione culturale e artistica. L’obiettivo di questo percorso, iniziato ormai da diversi mesi anche con l’apertura del Polo Turistico Culturale Municipale è quello di far diventare Soriano uno dei punti di riferimento della Tuscia, sfruttando innanzitutto il suo patrimonio storico-architettonico, monumentale e archeo-naturalistico e inserendolo in contesti sempre nuovi e di grande spessore.
È in quest’ottica che nasce la collaborazione della Coop il Camaleonte con l’artista Lidia Bachis per rendere ancora più suggestiva l’esperienza musicale al castello. L’artista, infatti, proprio per le serate del Tuscia Opera Festival esporrà un trittico che “sarà un complemento perfetto tra spazio, musica e arte “.
Il lavoro di Lidia Bachis, romana di nascita, e da poco residente a Viterbo, è prevalentemente pittorico, ma allo stesso tempo affiancato da altre forme espressive quali video e installazioni. Innumerevoli le mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Solo per citarne alcune: “Le ragazze sono malinconiche e pazze” a cura di Valeria Arnaldi, Casa dei Teatri – Roma; “C’era una volta, il gioco e il giocattolo” II edizione – Macro La Pelanda – Roma; “Visioni da Shakespeare” scenografia del Giulio Cesare – Casa dei Teatri – Roma; “Woman as Philosopher”, Bruxelles (European Commission); “Fragile”, Lussemburgo (European Commission); “C’era una volta…” I edizione Macro – Roma; 54° Biennale di Venezia a cura di Vittorio Sgarbi – Padiglione Italia – Torino; 55th International Art Exbhition, La Biennale Di Venezia “The Arab Sirian Pavilion – Cara Amica Arte” a cura di Duccio Trombadori.
Per il Tuscia Opera Festival esporrai ̶ presso il Castello Orsini di Soriano nel Cimino ̶ un trittico olio su tela di gradi dimensioni (3×1,85 m). Il titolo Nel silenzio assoluto, quasi un paradosso visto il soggetto ritratto e l’evento musicale a cui verrà abbinato. Racconta questa opera.
“L’opera Nel silenzio assoluto nasce nel 2008, in occasione del Tuscan Sun Festival di Cortona. Il progetto era ambizioso, per la prima volta il confronto era su un terreno per me inusuale, la classicità e la potenza della musica. Grazie al mio interesse per i programmi scientifici, nello stesso periodo ero venuta a conoscenza che l’Universo emette un suono acuto che ricorda quasi il vagito di un bimbo appena nato. Si tratta di suoni nel senso fisico, vibrazioni che attraversavano il plasma molto denso dell’Universo primordiale ma non ascoltabili come i suoni che viaggiano nell’aria. Per me fu una scoperta sorprendente, avevo sempre creduto che l’universo fosse un luogo “vuoto”, immenso e vuoto, sicuramente un’idea collegata con la paura inconscia che genera l’immensità, la stessa paura che ricollego alla morte.
Sono certa che per il Tuscia Opera Festival al Castello di Soriano, il mio lavoro sia un complemento perfetto, tra spazio, musica e arte”.
Nelle tue opere rielabori la quotidiana contemporaneità che ci circonda. Dalla televisione ai libri, dai cartoni animati giapponesi ai video musicali, dalla cronaca alla tecnologia. Mescoli riferimenti, contamini linguaggi, ma le tue opere richiedono una lettura che superi l’immediato impatto della figuratività o del cromatismo dinamico per accedere a un piano più intimo, psicologico. Qual è il messaggio che vuoi comunicare con la tua arte?
“Partiamo dall’inizio… quando ho preso consapevolezza che il primo medium con cui mi sarei confrontata era la pittura figurativa, rielaborata, corretta, rimaneggiata, per la pittura-pittura non era un buon periodo, è sempre sul punto di morire. Il dibattito continuo sul dipingere, sulla sua contemporaneità, sulla sua efficacia se vuoi, va avanti da decenni, senza scomodare Duchamp.
Il video, la fotografia, l’arte concettuale e altre forme erano, e sono tutt’ora, i linguaggi più “nuovi” con più appeal, sia per i galleristi che per i collezionisti, quindi posso dire che la mia è stata da subito una scelta coraggiosa, in controtendenza. Tieni presente che, nonostante il mercato continui a premiare il quadro, basti vedere le aste anche internazionali, esiste un certo snobbismo di fondo.
Io amo dipingere, l’odore dell’acquaragia sulle mani, l’olio steso sulla tela, lo spazio vuoto tra una sigaretta e l’altra, mentre immagini ciò che sarà subito dopo. Sono assolutamente convinta del potere delle immagini, del loro predominio, delle emozioni che riescono a suscitare, senza passare dalla verbosità del concetto o dai sottotitoli dei curatori. La mia ricerca nasce dalla passione per i cartoni animati giapponesi ̶ ho realizzato il mio albero genealogico mettendo fra i miei antenati Cybernella, l’Uomo Tigre e Lupin ̶ e la letteratura, con una particolare attenzione alle donne scrittrici, da Virginia Woolf a Sylvia Plath, da Emily Dickinson a Anaïs Nin per citarne alcune.
L’interesse per le donne quindi, la loro storia, l’uso del corpo, l’abuso. Racconto vite, recupero facce, luoghi, tracce di emozioni, invento eroine contemporanee, come le geishe, armate e tatuate come i membri della Yakuza. Mi nutro e mi lascio contaminare da altri linguaggi, la moda, i videoclip, la pubblicità, racconto la familiarità con la violenza diffusa, quella che una studiosa come Hannah Arendt (ritratta ed omaggiata in “Woman as Philosopher”, la mostra tenutasi a Bruxelles) ha definito “l’introduzione della pratica della violenza in tutto l’insieme della politica”.
Cerco attraverso il mio lavoro, la mia poetica, di non dimenticare, di costruire una mia memoria, visiva ed emozionale”.
Del tuo percorso artistico, pur in una coerenza stilistica ed espressiva, sorprende l’ecletticità: pittura, video, installazioni ma anche varie pubblicazioni e interviste ad importanti artisti. Cosa ti spinge a sperimentare nuovi media e ad indagare i percorsi dei tuoi colleghi?
“L’interesse, e quindi la realizzazione dei miei video, nasce per la mia curiosità-necessità di mettermi continuamente alla prova. Volevo costruire “pittura in movimento”, usando i temi e i colori dei miei quadri, da Baby killer, il primo video fatto in casa, con la preziosa collaborazione di mia figlia Virginia (attrice anche del mio video Alice), per arrivare ad Ulisse, con le voci di Francesco Prando e Stella Musy, i due più grandi doppiatori italiani.
Ulisse può essere considerato il secondo volume in video del libro Arte&Successo (Maretti editore); mentre nel libro ponevo domande sull’arte, sul “successo”, sul percorso e la fatica per affermarsi a 33 artisti italiani, in Ulisse, attraverso uno scambio epistolare tra me e il fotografo Marco Paolini, costruisco un dialogo su due modi diametralmente opposti di concepire l’arte, in relazione con il mercato, con la società civile, con il mondo che ci circonda.
Guardo sempre con grandissimo interesse il lavoro degli altri artisti, soprattutto le ricerche più lontane per ispirazione, tecnica e medium dalla mia. Credo sia importantissimo conoscere ciò che è stato fatto, e sapere come si fa arte oggi. E poi l’arte è bellissima, non conosco modo migliore di passare il tempo”.
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