Viterbo – (g.f.) – Destinazione Mezzogiorno. Il penultimo dibattito al Salus Terme punta sulle autonomie locali e il Mezzogiorno come risorsa per l’Italia (fotocronaca – slide).
Una risorsa, a patto che al timone ci sia gente capace d’amministrare.
“A Viterbo – spiega Giuseppe Fioroni – abbiamo trovato un buco da quattro milioni e mezzo di euro dovuto al fatto che dirigenti e sindaco Marini non si erano accorti che Esattorie riscuoteva e non li versava nelle casse comunali.
Ci abbiamo messo un anno e mezzo, ma abbiamo fatto chiarezza su questa situazione ereditata. Una situazione grave venutasi a creare non perché erano conniventi, ma perché sono stati stupidi”.
Al dibattito, Luciano D’Alfonso, presidente della regione Abruzzo, Vito Santarziero, consigliere regionale della Basilicata, il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini e il sottosegretario agli Interni Giampiero Bocci.
Secondo cui, per gli enti locali c’è un problema di risorse, ma soprattutto di un sistema che non funziona più.
“Negli ultimi anni – spiega Bocci – abbiamo aggiunto attori nel sistema, non semplificato, ma moltiplicato i centri di spesa. Le regioni dovevano essere organi d’indirizzo, ma oggi sono luoghi di gestione. C’è stato uno snaturamento delle funzioni.
E poi, è ancora possibile pensare che ci sia una regione che abbia un milione di abitanti o meno? Ci vuole un grande coraggio”. Negli anni le manovre hanno tolto lo 0,60 per cento al Sud e lo 0,21 al Nord.
“Poi ci sono 502 comuni dissestati, di questi, 405 sono del Sud – continua Bocci -. Qualche interrogativo dovremmo porcelo. Se il deficit nel Lazio o in Campania nella sanità, corrispondesse un buon servizio, si potrebbe capire, invece la qualità è bassa. Ecco perché il problema non è risorse, ma di sistema”.
A proposito di tagli, Viterbo è il capoluogo che ha subito i maggiori tagli dallo Stato. “Colpa nostra – ribatte Fioroni – abbiamo votato male, se per nove anni ci siamo fatti saccheggiare come ultima provincia dell’impero. Non è taglio generalizzato, ma aggravato. Avevamo tre milioni per la strada di collegamento con l’aeroporto. Se ne sono scordati. Un’arteria di collegamento fra Poggino e Tangenziale. Si sono scordati di farla partire. Erano impegnati a fare altro. La pubblica amministrazione deve sapere che se non fai, vai a casa perché non sei capace”. Era stato il sindaco Michelini a sostenere come ai territori serva la capacità finanziaria, prima leva di sviluppo, mentre le procedure vanno snellite: “I progetti – ricorda Michelini – non possono partire fra cinque anni, la filiera è da accorciare, serve il coraggio di cambiare”.
Le imprese muoiono e Luciano D’Alfonso, presidente regione Abruzzo individua anche nella burocrazia e nei tempi infiniti per le autorizzazioni, uno dei motivi.
“Il lavoro – osserva D’Alfonso – non lo crea lo stato o la regione. Occorre accelerare gli iter. Ma non si fa con lo sportello unico. E’ un inganno, che crea solo il reddito di chi ci lavora.
In Europa cominci a lavorare e il potere pubblico ha 180 giorni per venire a controllare. Cominci a produrre ricchezza e lo stato ti viene dietro. In Abruzzo stiamo lavorando per azzerare l’istruttoria per le imprese”.
Mentre per Vito Sarziero, consigliere regionale della Basilicata, se il Mezzogiorno affonda, affonda pure il Paese.
Multimedia: Autonomie (fotocronaca – slide) – Raffaele Bonanni (foto – slide – video) – Il ministro Beatrice Lorenzin (foto – slide – video) – Il ministro Maurizio Martina e l’europarlamentare Simona Bonafè (foto – slide– video)
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