Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Torna, attesa da tutti i viterbesi, la festa di Santa Rosa e la città, in tutte le sue componenti, si appresta a fare memoria di questa giovane che, in tempi di lotte e di divisioni tra gli abitanti di Viterbo, forte soltanto della sua fede in Dio, si prodigò instancabile per la concordia, la riconciliazione e la pace.
Sono passati 763 anni, ma il messaggio di Santa Rosa conserva tutta la sua viva attualità.
Anche oggi è necessario l’impegno di tutti, credenti e non, per costruire una città e un mondo più fraterno e solidale, dove ognuno – soprattutto i poveri e gli emarginati – possa sentirsi accolto e amato.
Il contesto sociale in cui viviamo è diverso, certo, ma di sicuro non è più semplice di quello di Santa Rosa: ingiustizia, disonestà, egoismo, interessi di parte, emarginazione sembrano avere il sopravvento e non sempre è facile mantenere viva la speranza.
Per questo, oggi come allora, è necessaria la testimonianza di uomini e donne generose, che non accettino passivamente il corso degli eventi, ma si adoperino per un rinnovamento profondo delle coscienze perché il mondo sia migliore.
Tutti siamo chiamati in causa. Ognuno è custode di suo fratello. Ognuno è responsabile della città.
E questa responsabilità la sentono forte i credenti in Cristo, che vogliono – proprio ricordando Santa Rosa – offrire il proprio contributo in questo lavoro di “costruzione” e di rinnovamento della città.
Ci ricorda Papa Francesco che “la luce della fede si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace… La fede non allontana dal mondo… illumina l’arte dell’edificazione, diventando un servizio al bene comune. Sì la fede è un bene per tutti, è un bene comune, la sua luce non illumina solo l’interno della Chiesa, né serve unicamente a costruire una città eterna nell’aldilà; essa ci aiuta a edificare le nostre società, in modo che camminino verso un futuro di speranza…Le mani della fede si alzano verso il cielo, ma lo fanno mentre edificano, nella carità, una città costruita su rapporti in cui l’amore di Dio è il fondamento” (Enciclica Lumen fidei, 51).
Questo è il messaggio che la nostra Santa Rosa ci ripete anche oggi.
Questo è il compito che ci attende.
E, allora, ben venga la festa di Santa Rosa con tutto ciò che a Viterbo la caratterizza in modo unico e spettacolare.
Se ci sarà l’impegno da parte di tutti a coltivare questi desideri alti e a impegnarsi concretamente per “costruire la Città”, la festa non sarà soltanto folklore, ma appello alla coscienza di ogni viterbese che ama e venera santa Rosa.
E anche il riconoscimento Unesco del trasporto della Macchina come patrimonio immateriale dell’umanità ci impegna e ci responsabilizza ancora di più.
Saluto tutti con affetto: la comunità civile e la comunità ecclesiale, le monache di Santa Rosa, il Sodalizio dei Facchini, il comitato di Santa Rosa e il corteo storico, il Comitato del Centro storico e del Pilastro con i carissimi minifacchini e, novità di quest’anno, i minifacchini di Santa Barbara.
Saluto tutti e ad ogni viterbese auguro: buona festa
Lino Fumagalli
Vescovo di Viterbo
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