Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Quella sera, sì, quella del 3 settembre, non è stata semplice per me. Il pensiero di chi vive a km e km di distanza da Viterbo va spesso lì.
A quel portento strabiliante illuminato che sfila per le vie della tua città, fiera e orgogliosa. A quei brividi che si provano quando si alza, e quando maestosa percorre le vie del centro. Brividi sempre diversi, emozioni mai identiche, anno dopo anno.
Non è semplice, per quanto puoi la segui col pensiero, la ritrovi nei commenti estasiati sui social network, nelle immagini che ti inviano amici e parenti. Ma non è la stessa cosa, per un viterbese non lo è. Perché in quel tragitto, perché in quei facchini, perché in quella statua che sfila c’è la passione e la vera identità di un’intera città.
Una città bistrattata da opinione pubblica e da noi stessi cittadini, il più delle volte a ben ragione. Perché la passione non si tira fuori un giorno, o poche ore, la passione deve essere il motore del rinnovamento di una città che rischia di morire giorno dopo giorno.
Per motivi di lavoro vivo a Parma, una città che per antonomasia, ma anche con dati e ricerche alla mano, è considerata come tra le più belle e vivibili del nostro paese. Vi giuro non abbiamo nulla da invidiare. Pardon: non avremmo nulla da invidiare. Perché in realtà abbiamo molto da invidiare.
C’è da invidiare la capacità di saper trasformare anche le banalità in eventi eccezionali, la capacità di reinventarsi in mille salse sempre le stesse cose. La capacità appunto, e forse oggi mi vien da dire la volontà di fare. E noi? Noi che di banale non abbiamo nulla, noi che siamo attori della civiltà etrusca, noi che abbiamo accolto i Papi, noi che abbiamo acque termali, noi che abbiamo bellezze paesaggistiche, noi che abbiamo la Tarquinia, Tuscania, il Parco dei Mostri, due bellissimi laghi, Palazzo Farnese, Civita “la Citta che muore” e dimentico mille altre attrattive per nulla banali né scontate, noi siamo lì a guardare.
A guardare e commentare sarcasticamente tristi classifiche che ci posizionano come i primi tra gli ultimi. Riscopriamo il valore inestimabile dei nostri beni e vendiamoci il prodotto Tuscia in Italia e nel Mondo.
Abbiamo tutto per poterlo fare, ma serve soprattutto la passione e l’orgoglio, quello che ho sentito ieri nell’aria, anche qui a tanti chilometri di distanza. Santa Rosa ci dimostra ogni anno che è possibile farlo. Ma non solo per un giorno, per sempre. Difendiamo la nostra città. Tiriamo fuori la passione del fare. Perché abbiamo la capacità di far bene tante cose.
Luca Gianella
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