Viterbo – Francesco Maria Capotosti realizza il taglialegna di Andalo.
Prima immagina un’idea nella sua testa, poi, con una matita, traccia le linee su un foglio e alla fine la realizza con le sue mani. Ci mette passione. Personalità. Cura dei dettagli.
Ed è per questo che il talento dello scultore-orafo Francesco Maria Capotosti viene riconosciuto e apprezzato. Nella sua carriera non sono mancate le soddisfazioni. L’ultima viene da Andalo, perla delle Dolomiti in provincia di Trento, che gli ha affidato il compito di realizzare un monumento in bronzo dedicato all’identità cittadina dei suoi abitanti.
Si tratta di un taglialegna in posa dinamica rappresentante metaforicamente l’operosità degli anderlesi. Per ora è solo un bozzetto, un piccolo uomo con l’accetta in mano, un braccio alzato e l’altro a reggere la legna. Quasi in ginocchio, racchiude in sé tutta la forza necessaria per compiere quel gesto.
“In un periodo di grande crisi economica e culturale del paese – dice Capotosti – avere il privilegio di realizzare un’opera pubblica di tale importanza, è quasi un miracolo. Il confronto con queste grandi opere è di fondamentale importanza per un’evoluzione personale, tecnica e iconografica”.
Una crescita professionale e artistica che, per Capotosti, assume ancora più valore se condivisa. “Insegno discipline plastiche al liceo artisticrtistico Ulderico Midossi di Civita Castellana per cui il mio lavoro diventa, di riflesso, uno straordinario strumento didattico per i miei studenti”.
Non è la prima volta che Capotosti realizza un’oera per Andalo. Non meno di due anni fa, infatti, l’orafo vinse l’appalto per la costruzione del monumento da esporre fuori al palazzo dello sport della cittadina. La scultura, altra tre metri e mezzo, rappresentava una donna in movimento, essenza dello sport e del tempo libero.
Quella di quest’anno, invece, sarà collocata nella piazza centrale del paese e avrà le dimensioni di un uomo a grandezza naturale. “La scultura – continua l’orafo – sarà realizzata con l’antica tecnica della fusione a cera persa e sarà lavorata come un gioiello”.
Capotosti ha coltivato la sua passione sin da piccolo, portando avanti l’antica tradizione di famiglia di orafi e argentieri Ghignoni, a Viterbo fin dal 1865.
L’artista non nasconde di avere un desiderio. “Sono un po’ amareggiato di non aver potuto ancora realizzare nulla per Viterbo che è la mia città. L’auspicio più grande – conclude – è quello di poterlo fare al più presto”.
Paola Pierdomenico
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