Viterbo – Da lunedì i precari della provincia torneranno al lavoro.
Sono circa quarantacinque, svolgono le loro funzioni nei vari uffici a palazzo Gentili e dal 22 settembre saranno richiamati ai loro posti.
“La disponibilità economica a disposizione – spiega il presidente della provincia Marcello Meroi – ci consente di richiamarli per sessantacinque giorni al momento”.
In pratica si arriverebbe a fine novembre. Per dare certezze ai dipendenti e garantire continuità ai servizi erogati dall’ente, si cerca di trovare una soluzione per arrivare a fine dell’anno.
Anche se non è facile. La provincia non può superare il tetto di spesa imposto, rispetto agli ultimi due anni.
“Al momento li riprendiamo tutti – continua Meroi – cercando di capire con le norme attuali se esiste una possibilità d’arrivare alla fine dell’anno”.
Questa è solo una parte del problema.
“Dobbiamo ancora capire – osserva Meroi – cosa succederà col nuovo assetto delle province”. Quando cioè anche quella di Viterbo, così come oggi la conosciamo, arriverà al capolinea. La prossima primavera.
“La conferenza stato – regioni ha chiesto alle province di predisporre l’organizzazione futura. L’Upi ha risposto che finché non ci saranno certezze e decisioni non più modificabili sulle competenze che rimarranno in capo alle province, non è possibile organizzare nulla.
Oggi i dipendenti operano in virtù dei compiti che gli enti hanno. Nel momento in cui passeranno a comuni e regione, che fine fanno?
Uno dei problemi che il Governo non ha affrontato.
Ci sono migliaia di persone da spostare. Chi oggi lavora a formazione, turismo, sport e servizi sociali”. Rimangono quelli che si occupano di viabilità e ambiente.
“Formazione e fondi europei – precisa Meroi – diventano esclusiva competenza della regione. Se a Viterbo o Latina ci sono sessanta dipendenti in quest’ambito, forse almeno una decina dovrà immaginare di prepararsi a fare il pendolare con Roma”.
Ancora ipotesi. A meno che, come sempre non finisca tutto all’italiana.
C’è la possibilità che comuni possano non prendere in carico uno specifico servizio, contrattando con un altro ente per lo svolgimento. Le nuove province, ad esempio.
Sarebbe un altro tassello di una riforma che cambia tutto per non cambiare nulla.
Giuseppe Ferlicca
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