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Viterbo - Comune - Centro cottura e personale, Buzzi (FdI) incalza l'amministrazione comunale: "Gli altri anni i dipendenti erano già al lavoro"

Scuole aperte, mensa chiusa

di Giuseppe Ferlicca
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Luigi Maria Buzzi (FdI)

Luigi Maria Buzzi (FdI)

Viterbo – Le scuole hanno riaperto, ma non il servizio mensa.

Ieri primo giorno in classe per gli studenti della Tuscia, capoluogo compreso, ma i genitori viterbesi ancora non sanno quando i loro figli potranno fare conto sul servizio. Tutti a dieta?

Il rinnovo dell’appalto e l’avvicendamento fra vecchia e nuova impresa si fanno sentire.

“Il servizio mense – dice il capogruppo Fratelli d’Italia -An Luigi Maria Buzzi – è vero che non è mai partito il primo giorno di scuola.

Ma da subito si comincia a lavorare, acquisendo informazioni sugli utenti, quanti saranno, le intolleranze, chi non può mangiare un certo tipo d’alimento, si riprendono i contatti con i fornitori, si riattiva la mensa.

Il personale è già operativo. Qui nemmeno c’è e non si sa ancora chi sarà chiamato a lavorare”.

Il passaggio di consegne è saltato proprio sui dipendenti.

Parti convocati all’ufficio provinciale del lavoro, ma una data ancora non c’è.

A Buzzi qualche domanda sorge spontanea. “La scuola è aperta – continua Buzzi – ma il comune a tre domande fondamentali non ha ancora risposto. E’ finito il centro cottura? Nessuno lo ha detto. Il personale? Non c’è accordo su quello precedentemente impiegato e nemmeno sulle previste nuove assunzioni. Chi gestirà le mense?

L’iter per l’assegnazione è stato portato a termine, ma il servizio non c’è.

Troppe domande, ecco perché intendiamo rivolgerci come minoranza alla Procura per fare chiarezza. Ci sono di mezzo un servizio delicato e posti di lavoro”.

Buzzi torna indietro di qualche mese: “A un giorno dalla scadenza del bando – ricorda Buzzi – è stata posticipata la scadenza del bando stesso.

L’assessora Valeri in commissione all’epoca ha spiegato che le è stato suggerito per consentire una maggiore partecipazione.

Suggerito da chi? Il dirigente poi ha precisato che si trattava di un atto dirigenziale”.

Quindi il centro cottura. “Doveva essere pronto entro novanta giorni – ricorda Buzzi – ma i termini sono scaduti e il centro sembra tutt’altro che pronto.

In comune sostengono che i termini decorrano dal momento della stipula del contratto, avvenuta a fine luglio, per effetto dei ricorsi al Tar e Consiglio di stato.

La sentenza del Tar sospende i termini, ma fino al ricorso i giorni erano trascorsi e quelli contano.

E alla fine dei conti, il vero punto è che il servizio manca, malgrado l’affidamento con tanto di contratto”.

Giuseppe Ferlicca


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16 settembre, 2014

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